Notizie » Società Civile Gruppo missionario umbertidese: 25 anni di solidarietà

La solidarietà si sviluppa nel tempo, con costanza, abnegazione, gratuità e perseveranza. Questi i caratteri che ha il Gruppo Missionario Umbertidese, che festeggia 25 anni di attività. Il responsabile, Giampaolo Giostrelli, sottolinea perché l’attività è andata sempre bene: non è stato mai smarrito (e sprecato) un centesimo. “Perché – spiega Giostrelli - il Vangelo non ammette alcuna deroga”. In 25 anni il gruppo incardinato nella parrocchia della Collegiata ha raccolto oltre un milione e mezzo di euro, destinati sopratutto al Burkina Faso, uno dei Paesi in assoluto più poveri del mondo. “Tanti soldi - afferma Giostrelli – che non sono stati frutto di una vaga idea di solidarietà, oggi tanto abusata e di moda, ma di vero, concreto impegno cristiano, vissuto alla luce esigente del Vangelo. Tutta la città e non solo (esistono benefattori a Saronno, come a Cagliari, a San Sepolcro come a Roma) in questo lunghissimo scorcio di tempo che va dal 1988 al 2013 si è stretta attorno al gruppo missionario, permettendo di realizzare una serie straordinaria di opere, senza che una sola lira o un euro fossero sprecati. Basti pensare ai 35 pozzi di acqua potabile costruiti nella regione di Nanoro (dove si è concentrata l'attività missionaria), le 580 adozioni scolastiche in corso, le tre scuole costruite, la chiesa di Ouagadougou. E poi ancora una casa di accoglienza di ben 24 camere in grado di ospitare 70 ragazze, serbatoi di acqua da 12 metri, gli aiuti alla popolazione che quotidianamente permettono il pasto di 2600 bambini e tanto altro ancora, compresi gli aiuti inviati ad Haiti dopo il terremoto, il denaro per un orfanotrofio di Phnon Penn in Cambogia, i ben 13 mila euro versati alle parrocchie ed alle associazioni di Umbertide, i 20 mila euro per acquistare 14 barche da pesca per le popolazioni del sud est asiatico colpite dallo Tsunami”.  

01/01/2014 19:53:13

Notizie » Altotevere L'Altotevere ricorda Montedoglio

Qual è la situazione a tre anni dal disastro? A fondo valle chi ha subito danni a fondi, laboratori e quant’altro per l’alluvione del Tevere a causa del fallimento del collaudo della diga di Montedoglio con il crollo di parte del muro di sfioro il 29 dicembre 2010 attende ancora il risarcimento. . Come quelli di Viaio di Anghiari una parte di cittadini di Santa Fiora a Sansepolcro furono costretti a sloggiare in gran fretta dalle loro abitazioni la notte del crollo e dell’alluvione, quella che si leva in questi giorni, peraltro di pioggia che innalza il livello della diga, anche a fronte di dichiarazioni dei responsabili locali di ritardi e inadempienze, è un’onda di indignazione "Tre anni trascorsi senza che le istituzioni abbiano mosso una foglia per andare incontro con chiarezza alle esigenze di sicurezza fortemente sollevate dai cittadini” afferma in proposito il presidente della proloco di Santa Fiora, Cesare Farinelli, attraverso anche un esposto alla Magistratura con un'azione collettiva appoggiata e firmata da centinaia di persone che abitano in zone a rischio”. Farinelli fa un bilancio della situazione riferendosi all’operato dell’Eaut, della politica, delle istituzioni nel lasso di tempo trascorso dal tragico evento che precipitò nel panico gli abitanti della Valtiberina per i quali il ricordo è più che mai vivo “Se la politica istituzionale spera che il tempo che passa serva da forte anestetico per far dimenticare i problemi, questa volta si sbaglia di grosso.” ammonisce, le richieste sono concrete “Chiedevamo allora alcuni interventi immediati, idraulici e strutturali, per la messa in sicurezza del fiume Tevere a valle dell'invaso” continua il presidente Farinelli “i quali” spiega “consentissero uno svuotamento veloce della diga nel caso di eventi straordinari e di varia natura, come recita il disciplinare del piano di evacuazione approvato prima del disastroso evento, ma a distanza di tre anni non è stato fatto il men che minimo intervento. Allo stesso tempo” prosegue Farinelli “chiedevamo l'installazione di strumenti collegati alla diga, che in tempo reale avvertissero le popolazioni a rischio, dando così la possibilità ai cittadini di mettersi in sicurezza: non conosciamo nessun intervento al riguardo. Chiedemmo l'istituzione di una commissione di controllo permanente, che potesse seguire tutti i progetti e i futuri interventi sull'invaso, così da garantire una corretta conoscenza e informazione alle comunità a rischio: ci risulta che non sia stata nemmeno prevista nello statuto dell'ente gestore. Non si può giocare sui problemi così gravi dei cittadini” conclude Farinelli “la politica e le istituzioni si devono far carico e assumersi la responsabilità di fare scelte e dare risposte: occorre avere la dignità di spiegare ai cittadini il loro operato".

30/12/2013 21:25:10

Notizie » SLIDER No ai bocconi avvelenati. Interviene la Provincia

Le esche avvelenate sono un problema per il nostro territorio. Così la Provincia di Perugia ha reso  disponibile on line l'opuscolo “No ai bocconi avvelenati - Fauna selvatica”, realizzato dal Servizio Gestione Faunistica e Protezione Ambientale. Il prodotto, che presto sarà anche cartaceo, nasce dalla necessità, sempre più evidente in Umbria, di prevenire il fenomeno delle esche avvelenate, che ogni anno uccidono numerosi esemplari di specie animali, anche protette. Basti pensare che la nostra regione detiene il primato di queste pratiche illegali. Il progetto nasce dal lavoro del personale interno al Servizio Gestione Faunistica e Protezione Ambientale, che ha messo in campo specifiche competenze e professionalità per redigere i testi, rivolti a un vasto pubblico, accompagnati da foto che testimoniano la ricchezza dei nostri boschi, abitati da svariate specie di animali, anche rare e minacciate. Riferimento indispensabile per la sua realizzazione è stata la brochure “No ai bocconi avvelenati”, già prodotta dallo Sportello a 4 zampe e dalla Polizia provinciale, che si occupava del problema e delle sue ripercussioni sulla fauna domestica. Un opuscolo che, a detta dei promotori, ha avuto il merito di “avviare un percorso interno al nostro Ente di riflessione e consapevolezza, per renderlo promotore di un cambiamento culturale indispensabile per debellare il fenomeno”. Il nuovo opuscolo, consultabile sulla welcomepage di caccia/pesca/ambiente e sulla pagina dello Sportello a 4 zampe del portale della Provincia di Perugia, rappresenta un primo passo, a cui farà seguito, a gennaio, un evento formativo in collaborazione con il Parco Gran Sasso e Monti della Laga. “I bocconi avvelenati uccidono indiscriminatamente innumerevoli specie appartenenti sia alla fauna domestica che a quella selvatica” - sostiene il Presidente Marco Vinicio Guasticchi -. Mentre per gli animali domestici c'è qualche speranza di salvezza con un intervento immediato del veterinario, per i selvatici l'ingestione di bocconi avvelenati significa morte certa fra grandi sofferenze e con il pericolo di contaminare, attraverso la catena alimentare, altri animali. Poiché la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, e quindi di tutti noi, come Provincia abbiamo il dovere etico e istituzionale di prevenire e eliminare questo fenomeno, soprattutto attraverso l'informazione. E' necessario far capire a tutti la pericolosità e l'assurdità di questa pratica e trovare, nel nostro percorso verso la legalità e la sicurezza, partner e sostenitori fra tutti coloro che, dal nostro territorio, traggono benefici e lo presidiano, nell'interesse comune della sua integrità e salvaguardia”.

30/12/2013 14:39:01

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