Notizie » Società Civile Vivere a Milano: giovani umbertidesi nella grande città

Chiedermi di scrivere quest’articolo è stata una proposta entusiasmante quanto difficile. Credo che tanti principi giornalistici vadano a cadere quando si è troppo coinvolti in prima persona. Questo è il reportage del mio viaggio, o meglio del nostro viaggio, il racconto di umbertidesi fuori di Umbertide. Molti nel passato e nel presente hanno lasciato ‘la Fratta’ per abitare altrove spinti dalla necessità di colmare un’esigenza: lavoro, studio, amore. Noi siamo “quelli di Milano”. Le nostre storie partono dalla stessa casa, si dividono nello scorrere frenetico della città lombarda, nella corsa dei suoi impegni e di tutte le opportunità che offre, e tornano ad intrecciarsi qualche fine settimana nei viaggi di ritorno in macchina o nelle serate di aperitivo ai navigli o a corso Sempione o in qualche gita domenicale al museo. Vivere lontano da casa per tanto tempo fa inevitabilmente maturare dentro qualcosa, le esperienze e le sensazioni provate sono così soggettive e varie che non è possibile parlarne in modo asettico ed uniforme per rintracciare una tendenza generale. Pertanto a ognuno la sua voce. Cristina, 24 anni, studentessa. Partire è stata fin ora la scelta più difficile della mia vita, un salto nel vuoto. Ho sempre amato casa mia, la sua gente, la mia quotidianità, ho pensato sempre al mio futuro ad Umbertide. Poi un’interessante specialistica che aveva da offrirmi qualche possibilità lavorativa in più rispetto a Perugia e l’idea di provare almeno un’esperienza fuori porta mi hanno convinto. Ora vivo a Milano da più di due anni, mi sto per laureare in un corso di Editoria interno a quello di Filologia Moderna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e lavoro nella direzione di uno dei Collegi dell’Università stessa. Sono soddisfatta e amo quello che faccio; inoltre l’ambiente è stimolante, le attività culturali sono un fiume in piena e la città è un crocevia di nazionalità differenti;  conoscere persone provenienti dalle diverse parti d’Italia e del mondo mette alla prova le proprie sicurezze e costringe a pensare. Nuovi incontri hanno portato a legami forti di cui ora non saprei immaginarmi senza. Non ho avuto solo cose belle come alcuni hanno immaginato: è stato difficilissimo, faticoso, doloroso, a volte lo è ancora. Soprattutto perché la distanza mette a nudo i rapporti con le persone di una vita, e se trova debolezza li elimina. Sei inizialmente solo e per la prima volta ti trovi a costruire una tua esistenza dal nulla; questa situazione ti scava dentro, ti pone domande, ti costringe a conoscerti e darti risposte, a crescere. Ora mi sento più forte per i passi avanti fatti, perché so su chi contare sempre, a partire dalla mia famiglia, perché so cosa cerco.  Quando torno a casa ciò che prima noto sono l’odore dell’aria e il verde che invade la vista e sento di ritrovare quello che sono nel più  profondo. È una sensazione piacevole e nostalgica allo stesso tempo, come ritrovare qualcosa che ricordo meraviglioso ma che sento non appartenermi adesso. Come una maglia che resta stretta perché si è cresciuti. Penso al mio futuro e vedo bianco come un foglio da scrivere. Per ora sento di voler continuare a vivere a Milano perché vedo che posso costruire qualcosa, ma la possibilità di tornare in un futuro ad Umbertide o in Umbria in generale -sperando anche in una situazione lavorativa migliore- per dare il mio contributo e costruire la mia esistenza, resta dentro.  Paolo, 33 anni, ingegnere elettronico Sono 3 anni che vivo qui a Milano, 3 settembre 2010. Data difficile perchè è il giorno del "taglio col passato". Volenti o nolenti quando ci si trasferisce ci si "stacca" dalle amicizie coltivate quotidianamente, dalle attività, dalle passioni che si mettono nel cassetto per ritirarle fuori in situazioni più tranquille. E' però anche il momento in cui si cresce: ci si mette davanti al mondo con le proprie forze a disposizione anche se fortunatamente con la tranquillità di chi ha una famiglia alle spalle. Il motivo che mi ha spinto a trasferirmi a Milano è stato lavorativo. Avevo un lavoro come ingegnere elettronico pagato con un assegno di ricerca, senza malattie, ferie e contributi con rinnovo annuale (regione permettendo). Il lavoro che facevo era molto interessante ma non mi dava la stabilità neanche per prendere una casa in affitto. Così mi sono guardato attorno e ho colto l'occasione che mi si è presentata. Ora lavoro come consulente per una grossa società che si occupa di automotive. Il primo contratto propostomi è stato da subito un tempo indeterminato, con prospettive di crescita professionale (in seguito avvenute) e soprattutto con la possibilità di vivere senza mamma e papà che tirano fuori qualcosa dalle loro tasche. La grande differenza che ho trovato è stata però la diversità del rapporto datore di lavoro - lavoratore: qui io non sono solo "forza lavoro" ma "risorsa" da far crescere e specializzare. Questa differenza è secondo me dovuta al fatto che, mentre in terra natale il lavoro specializzato era davvero raro, qui è abbastanza diffuso e quindi si tende a proteggere e valorizzare una persona che genera profitto piuttosto che spremere a dovere «tanto dopo di te ce ne sono altri 100 che aspettano». Detto ciò non nascondo il desiderio riavvicinarmi agli affetti, alle attività e soprattutto alle tavole di casa mia ma aver fatto questa esperienza sicuramente mi ha aperto gli occhi su tante cose che prima non riuscivo a decifrare: stando lontani si capisce forse a cosa si è disposti a rinunciare e cosa invece non è sacrificabile nella propria vita... e si riaggiusta il tiro. Ilenia, 27 anni, art director junior Dopo la laurea in Tecnica Pubblicitaria, ho deciso di seguire la mia passione per la pubblicità e per l’organizzazione di eventi conseguendo nel 2009 un master a Roma. Per circa tre anni e mezzo ho lavorato, sempre a Roma, presso un’agenzia di produzioni video e organizzazione eventi, un lavoro molto dinamico e stimolante che, assieme alla vita da “fuorisede”, mi ha fatto vivere una bellissima e ricchissima esperienza sia dal punto di vista professionale che umano. Carica di entusiasmo ho rifatto quindi le valigie e sono partita alla scoperta di Milano, dove da poco più di un anno lavoro come art director junior presso un’agenzia di comunicazione e marketing. La cosa che forse mi piace di più di Milano è il suo essere sempre in movimento, di Roma invece la sua capacità di non farti sentire mai un ospite, di Umbertide sicuramente l’affetto sincero della famiglia e degli amici. Legami veri e profondi che ti fanno affrontare in maniera più leggera gli 800 km per tornare a casa! Chiara, 24 anni, infermiera La mia avventura è cominciata circa due anni fa, quando dopo una lunga serie di prove e concorsi, ad un anno circa dalla laurea in infermieristica, venni assunta di ruolo nell’Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate in provincia di Monza e Brianza. All’inizio devo ammettere che è stata dura: ripartire da capo non solo con il lavoro, ma anche con le persone, la città e i suoi ritmi … poi con il passare del tempo le cose hanno assunto una prospettiva nuova, e ora sono soddisfatta di quello che faccio e soprattutto guardandomi intorno mi sento fortunata ad avere un lavoro, per di più che amo e mi gratifica. Certo La lontananza si fa sentire, tornare ad Umbertide per le ferie è ogni volta una gioia e una riscoperta e come succede per le persone, così anche per i luoghi, quando si è lontani si riesce meglio ad apprezzare e valorizzare gli aspetti positivi, che invece altrimenti nella quotidianità rischiano di passare inosservati o addirittura scontati. La speranza che ho nel cuore è quella , ovviamente, di poter tornare un giorno nella mia Itaca soddisfatta e felice del viaggio che, non senza ostacoli, ho deciso di intraprendere, ma che sicuramente ha contribuito a farmi crescere e diventare ciò che sono adesso! Giacomo, 26 anni, consulente pedagogico Sono partito da Umbertide per continuare i miei studi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, specializzandomi in Consulenza pedagogica per la Disabilità e Marginalità. Sono partito con la speranza di crescere, provarmi e continuare a scoprirmi, portando certamente la possibilità di restare qua, o almeno di provare. Ho maturato naturalmente la scelta di rimanere a Milano: non ci sono state motivazioni precise, certo sicuramente degli stimoli, come le possibilità lavorative e soprattutto le nuove relazioni amicali e non, costruite saldamente. Nulla però è bastato da poterlo identificare come il motivo, se non una volontà intrinseca di stare. Ora vivo a Saronno e lavoro a Milano per una cooperativa sociale e mi occupo di persone con disabilità, con progetti volti all’autonomia e alla gestione del tempo e delle risorse che ognuno di loro, di noi, porta con sé. Pensare a casa mi rende felice, pensare che il posto da cui sono partito è lì, sempre e comunque, con tutti gli affetti e le persone che amo mi dà la sicurezza per restare. Non tornerò a casa, anche se di definitivo nella vita c’è poco, soprattutto se devo guardare così lontano nel futuro, però so che la mia esistenza è qua, nella mia scelta, nella mia nuova casa in affitto, nel mio lavoro, nelle persone che ho incontrato e sto continuando a incontrare … e mi piace definire Umbertide come la mia Itaca, rubando le parole a Kostantinos Kavafis “ Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca.” Cristina Caponeri  

26/11/2013 16:05:52

Notizie » Società Civile Pari opportunità: alla Commissione serve commistione

La parrucchiera sta per farmi il famoso shatush ai capelli, io sono certa che questa sera nessuno me li tirerà perché ho rincasato tardi. Sempre dalla parrucchiera leggo una rivista che poi cedo gentilmente alla cliente venuta dopo di me perché io sono arrivata alla pagina dell'oroscopo. C'è il portariviste e c'è una specie di volantino, rosa. Un numero, 800.861126, quello di TelefonoDonna. Nell'immaginario, mio e collettivo, il telefono è azzurro e buono, piange se è cantato da Domenico Modugno e fastidioso in ogni caso quando in casa squilla durante la cena. Perciò prendo il volantino tra le mani, inizialmente lo utilizzo per sventolarmi dal caldo del casco poi decido che è bene aggiornarmi quindi lo apro. Poche righe, quelle che servono. Un timbro cattura la mia attenzione, ne riconosco le coordinate: Centro Salute; Largo Cimabue 2; il lunedì e il mercoledì dalle 15,00 alle 19,00; il venerdì dalle 9,00 alle 13,00. Un altro numero, stavolta più familiare: 0759425120. Si tratta d'un punto d'ascolto che offre consulenza legale, psicologica e gratuita. Si parla di violenza contro le donne. Penso che non possa riguardare la mia città, Umbertide. Nella mia città ci sono scorci da mozzare il fiato e nessuno che te lo toglie stringendoti il collo, per strozzarti. C'è il Tevere, nessun fiume di lacrime ingoiate. C'è il Museo di San Francesco, qualche rotonda, c'è la Rocca quindi nessuna rocca-forte del maschio forte, a menare. E poi le donne con gli occhi gonfi dai lividi si vedono solo nei film mentre i maxi occhiali da sole sono semplicemente all'ultimo grido. Un grido. Un silenzio. Ancora oggi, nel nostro Paese quando si parla di violenza domestica vince il secondo. Quindi la roccaforte della paura c'è dappertutto, nelle grandi metropoli come nelle città di provincia. Pare sia difficilissima da espugnare. Non impossibile. La missione parte dall'ammissione, non di colpevolezza poiché la vittima è sempre la donna maltrattata. Allora è bene sapere che dal 2005 il nostro Comune offre un servizio a sostegno delle donne che subiscono violenza e maltrattamento e che questo servizio è attivo grazie al lavoro della Commissione Pari Opportunità di Umbertide, operosa nel formare volontarie al delicato ruolo di operatrici d'ascolto e accoglienza. A questo punto credo di ricordarmi che l'anno scorso, in occasione della mia decisione di tagliarmi i capelli di ben tre dita, sempre dalla mia parrucchiera di fiducia (o mi trovato al supermercato? forse dal medico? ) ho letto il volantino della mostra d'arte tal dei tali. C'era apposto il logo della Commissione Pari Opportunità della mia città. E in quell'altra occasione, mentre mi trovavo al parco mi sono seduta proprio sull'invito alla presentazione dell'autrice x la quale ci teneva a informarmi che il suo libro y (rimasto incognito ai più, appunto) in qualche modo, avrebbe riguardato anche me. Riguarda anche me, coinvolge tutti noi. Alla Commissione serve una commistione, d'interessa da parte della cittadinanza. Piccoli servizi offerti agli umbertidesi e non solo, piccoli segnali di fumo: per non averlo negli occhi. Elisa Vescarelli.

26/11/2013 16:04:55

Notizie » SLIDER Petizione civica: stop a Piazza Mazzini

Il Comitato cittadino “Per il Centro cittadino” e Umbertide Aperta promuovono una petizione per il ripristino di Piazza Mazzini nella sua viabilità e nella sua originaria dimensione di spazio aperto, nell’intento di restituire funzionalità, percorribilità, vivibilità ed attenzione al centro cittadino. Oltre che per l’oggetto, già di per sé importante, l’iniziativa si caratterizza per lo strumento adottato: la petizione, un istituto di partecipazione popolare previsto dall’articolo 18 dello Statuto del Comune di Umbertide, utilizzato per la prima volta. La raccolta di firme, già partita, verrà organizzata cercando di condividere con il maggior numero di persone possibile una serie di proposte rivolte alla valorizzazione del centro storico cittadino, frutto di una iniziativa partecipata con professionisti e cittadini. Il documento sarà quindi portato attraverso il Consigliere Luigino Orazi alla attenzione del Consiglio Comunale, peraltro mai coinvolto nella modifica urbanistica che ha stravolto Piazza Mazzini. Dunque, affermano i coordinatori di Umbertide Aperta, Roberto Tullini e Alessio Tardocchi, “innovazione nella proposta, nello stile e nei metodi democratici. Ciò che ad Umbertide serve per recuperare un confronto ed una dimensione partecipativa utili ad elevare la qualità dell’attività amministrativa”. L’iniziativa trae origine dalla necessità di ripensare la città in modo unitario, a partire dal suo “centro”. “Il piano di valorizzazione e di rilancio del centro storico cittadino – affermano i coordinatori di Umbertide Aperta - deve innanzitutto essere inquadrato in un nuovo disegno urbanistico che recuperi la frammentazione che oggi caratterizza Umbertide restituendo sistematicità ad un tessuto cittadino privo di continuità e collegamento. Pertanto – aggiungono Tullini e Tardocchi - gli interventi da realizzare nel e per il centro storico, non riducibile alla Piazza Matteotti, non possono essere fine a se stessi, ma debbono essere inquadrati in un progetto complessivo che abbia una sua precisa logica ed identità, che rispetti un preciso criterio, che dia uno stile omogeneo ed un immagine globale in particolare al cuore del centro storico stesso, valorizzandone le tante e nascoste particolarità. Un progetto in grado di coniugare l’aspetto urbanistico con la funzionalità degli spazi”.   Oltre al ripristino di Piazza Mazzini nella sua dimensione originaria di spazio aperto, Umbertide Aperta propone di utilizzare Piazza del Mercato (sotto la Rocca) per una tipologia commerciale tipica e di qualità, salvaguardandone il pregio. Di spostare il mercato del mercoledì sulle piazze e sulle vie del centro storico, definendo un percorso che si sviluppa attraverso tutta l’area adiacente Piazza Matteotti e fino a Piazza Marconi, recuperando in tal modo il parcheggio su Piazza Caduti del Lavoro. Di restituire a Piazza XV aprile la sua naturale dimensione di luogo della memoria, anche in vista del settantesimo anno della commemorazione. Di iniziare uno studio di fattibilità per il recupero dell’Umbertide sotterranea, vero giacimento culturale e con potenzialità turistico museale.   Altre proposte: realizzare un parcheggio nell’area del “pratino” della Piattaforma senza alterarne l’aspetto naturale; realizzare un parco giochi per bambini all’interno della Piattaforma; potenziare il programma di iniziative previste in Piazza Matteotti (es. mercato del sabato, eventi musicali ….) attraverso una efficace collaborazione tra amministrazione e commercianti; mettere a norma l’intera area rispetto alla accessibilità (ad es. applicare materiale antiscivolo sulle passerelle in legno; dotare le scale di mancorrenti); realizzare passaggi pedonali a norma ed adottare una soluzione che consenta anche a persone diversamente abili di accedere al percorso Reggia / Tevere; costruire una scala lato Tevere per risalire dal percorso Reggia.

26/11/2013 15:59:47

Notizie » SLIDER Le cave a Umbertide

Quattro cave e un monte. Stravolgendo il titolo di una famosa pellicola, in questo numero del nostro periodico vogliamo porre l’attenzione di voi lettori/ cittadini, sulla situazione delle cave presenti a Monte Acuto che si uniscono alle oltre 120 cave. Due di esse, ancora funzionanti, stanno terminando la concessione, mentre altre due, quelle più visibili da Umbertide, sono completamente dismesse. Infatti da parecchio tempo le cave di Podere Colle e di Bucaia sono lì, immobili, abbandonate a loro stesse, e l’occhio del cittadino ne risente, vedendo la “sua” montagna sventrata, ferita. Ma come vengono date le concessioni per aprire un giacimento? Il Piano Regionale delle Attività Estrattive ci informa che: «L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di cava è rilasciata dal Comune competente per territorio che approva il progetto definitivo nel rispetto delle limitazioni e prescrizioni eventualmente impartite in occasione dell’accertamento o della successiva valutazione di impatto ambientale». Prima di dare la parola ai tecnici interpellati sulla questione, spieghiamo brevemente come si dividono le cave. Vi sono due tipi di cava: su roccia e alluvionale. Le quattro di Monte Acuto, sono tutte su roccia, mentre quelle alluvionali sono tipiche delle zone di pianura. Mentre sulle cave di montagna viene estratta roccia, in quelle di pianura, per lo più, vengono tratte fuori ghiaie e sabbie da utilizzare per scopo edilizio poiché servono per la fabbricazione di mattoni. E’ bene ricordare che oltre alle cave di montagna, sul territorio del comune di Umbertide, sono presenti anche cave di pianura. Dopo questa breve spiegazione, ritorniamo alla questione delle cave di Monte Acuto. Esse sono state incluse nel progetto per l’ampliamento del Sito d’Interesse Comunitario della Valle del Torrente Nese, che ha interessato anche le aree di Monte Acuto e di Monte Corona, esposto lo scorso luglio dal Comune di Umbertide. Il progetto ha posto l’accento sulla questione delle riconversione dei giacimenti dismessi, ipotizzandoli come luoghi di studio geologico e geomorfologico. Ma sentiamo ora il parere di due geologi- Francesco Brunelli e Giovanni Natale- per fornirci una spiegazione dettagliata sulla situazione delle cave dismesse presenti sul nostro monte. Francesco Brunelli ci informa che: «Nel territorio comunale di Umbertide sono presenti due cave attive e due dismesse; tutte le cave sono collocate entro la dorsale di Monte Acuto – Monte Tezio, per ovvie ragioni legate alla natura dei materiali coltivati (calcari). In particolare, interessano direttamente il rilievo di Monte Acuto le due dismesse, quella di Podere Colle, ben visibile dal centro abitato di Umbertide e quella di Bucaia, lungo la strada per Preggio; sono anche presenti altre situazioni, riferibili ad estrazioni temporanee, che non hanno impatti significativi sul territorio, impatti ben diversi presentano le due in questione ». Passando all’analisi delle due cave dismesse Brunelli spiega che: «La cava di Podere Colle, presenta un fronte verticale alto quasi 80 m. , per cui non può essere rinverdita, in quanto un eventuale recupero sarebbe possibile solo arretrando in fronte dandogli una pendenza molto minore. Lo stesso si può dire per la cava di Bucaia, coltivata con il vecchio tipo a gradoni, con fronte di pendenza lievemente inferiore. Anche in questo caso, sarebbe possibile un recupero arretrando il fronte e adottando  la tecnica della “microgradonatura”, con la quale si  realizzano fronti di scavo con pendenze minori, come avviene nelle altre cave presenti nel territorio comunale alle pendici del nostro monte. In questi casi, il recupero è imposto dall’ambito di destinazione del Piano Regolatore del Comune di Umbertide, essendo le cave sono comprese in ambiti di ricomposizione paesaggistica; e ciò implica che quando una ditta presente una richiesta di aprire una cava, già sa di dover documentare un reinserimento paesaggistico che sarà periodicamente controllato (la sorveglianza è competenza della Provincia)». Nel discorso concernente le autorizzazioni il geologo ha dichiarato che: «esse devono essere presentate al Comune in base ad uno specifico regolamento Regionale ».  Passando al progetto di riconvertire le cave a luogo di studio, Brunelli è di parere favorevole: «Visto che le due cave dismesse si trovano in ambito di notevole interesse ambientale, sia dal punto di vista naturalistico (collocandosi all’interno di un Sito di Interesse Comunitario) che paesaggistico, vista l’impossibilità tecnico-economica di un ripristino, è una buona idea quella di utilizzare le cave dismesse sul territorio di Monte Acuto per scopo didattico.”  Per quanto riguarda il tema della riconversione, il dott. Brunelli ha affermato che: “Qualche anno fa ho coordinato un progetto di ripristino che prevedeva un riutilizzo della cava di Podere Colle come “test site”, un  sito dove poter testare tecniche e materiali per il recupero di siti estrattivi , erano anche interessate le maggiori ditte produttrici di materiali per i recuperi ambientali, ma per diversi motivi questo progetto non è stato portato avanti. La cava di Bucaia, invece, previa messa in sicurezza di una porzione, può essere utilizzata a fini didattici, in quanto la coltivazione- conclude il geologo- ha messo in evidenza una buona esposizione di rocce della serie umbra (e mi sembra ci siano già ipotesi di lavoro in questo senso)». Passiamo ora a Giovanni Natale. Egli ci spiega che: «Una cava rappresenta sempre un vulnus  per l’ambiente e per il paesaggio che la circonda, perché si elimina sempre qualcosa senza lasciar spazio alla rinascita del suolo. Questo almeno è quello che è avvenuto in passato sulle cave anche del nostro territorio. In casi eccezionali- prosegue il dott. Natale- può essere drenata pure l’acqua di falda in modo irreparabile, perché avviene un cambio totale del gradiente idraulico. Altri problemi possono essere rappresentati dalle polveri sollevate dalle attività di cantiere, dai rumori o la stessa sicurezza dei lavoratori, la distruzione o modifica dell’habitat di specie animali, la distruzione di emergenze archeologiche importanti per l’attività turistica e così via. Nell’ambito ambientale/paesaggistico, quindi, possiamo dire che in fase di progetto devono essere intraprese delle indagini geologiche, geomorfologiche, strutturali ed ecologiche affinché il vulnus sia il minore possibile ». A riguardo della lavorazione effettuata negli anni passati sulle nostre cave di montagna, il geologo ha affermato che: «Nel caso del nostro monte Acuto, dal punto di vista paesaggistico vi è un impatto enorme e quindi potevano essere adoperate varie tecniche di mitigazione che oggi sono sempre più sofisticate, come ad esempio adottare una struttura a gradoni, facendo partire dall’alto con lo scavo e approfondire mediante una “quinta di mascheramento”, ovvero una zona che non fa vedere il cantiere. Passando ai modi di riconversione può essere usato l’ambientamento per lotti successivi, dove si deve procedere allo scavo del nuovo lotto riambientando il lotto precedente. Un altro grande impatto per l’ambiente è dato dalle “piste di arroccamento” per i mezzi di cantiere che sono molto grandi. Per evitare ciò- conclude Natale- possono essere adoperate delle tecniche particolari per effettuare il trasporto dei materiali ricavati dal giacimento in tunnel». Per quanto riguarda le concessioni, il dott. Natale ci informa che: «esse sono stabilite dal Piano e dal Regolamento Regionale della cave, che prevede i quantitativi di materiale che possono essere estratti, le tipologie, i metodi e le forme di rinnovo delle concessioni». In merito alla proposta inserita nell’ampliamento dell’area SIC, secondo la quale le cave dismesse diverrebbero un luogo di studio, il geologo ha dichiarato: « Dopo che un “addetto ai lavori” le ha fotografate, filmate, raccolto materiali per le analisi in laboratorio nei vari strati, e ricavato tutte le informazioni utili sarebbe più opportuno un utilizzo diverso, ad esempio il riempimento della cavità con terre e rocce naturali (non contaminate) risultanti dai vari cantieri edili o stradali della zona, tra l’altro previste per legge. Per l’uso didattico, nel nostro territorio,- prosegue Natale- le aree disponibili al di fuori delle aree di cava sono molte e a costo zero, mentre attrezzare un’area di cava è sempre molto costoso ad esempio per il rischio di caduta massi o per altri problemi ». Infine, ritornando sul discorso della riconversione, il dott. Natale ha affermato che: «Le opportunità sono offerte qualche volta dalla stessa natura e dal tempo, come ad esempio la cava di Vocabolo Montacuto, che in parte ha mitigato il suo impatto visivo negli anni anche grazie al colore scuro della roccia ». Alessandro Minestrini

26/11/2013 15:50:32

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