Attualità » Primo piano Ex- Piselli di Pierantonio. Raggiunto l'accordo per la stabilizzazione di 24 lavoratori

Sottoscritto ufficialmente l’accordo di stabilizzazione dei 24 lavoratori della Tedesco srl (ex Piselli), dopo che la scorsa settimana le assemblee avevano approvato l’ipotesi di intesa raggiunta da Rsu e sindacati con l’azienda. L'accordo definitivo è arrivato ieri pomeriggio, 29 gennaio, dopo 4 ore di intensa trattativa. Un accordo di stabilizzazione che “risponde alle esigenze dei lavoratori, malgrado ancora non si siano consolidati i volumi”, commenta la Flai Cgil dell’Umbria. “Insomma, un contratto part-time flessibile, a tempo indeterminato, sul modello Perugina – spiega ancora il sindacato degli alimentaristi Cgil – ma declinato con le specificità produttive della fabbrica di Pierantonio e con le precise indicazione venute dai lavoratori”. “Un accordo che serve alla fabbrica – prosegue il sindacato – perché ci consente una più ampia competitività per muoverci in un mercato sempre più difficile e delicato, riconoscendo il valore aggiunto della buona occupazione”. “Con questo risultato – dichiara Michele Greco, della segreteria regionale Flai Cgil – dimostriamo sempre più che malgrado la crisi si possono fare buoni accordi, senza fare sconti sui diritti dei lavoratori ed entrando nel merito di temi difficili, come flessibilità e produttività. Del resto – conclude Greco – questo è il compito che ci affidano i lavoratori all’interno delle fabbriche, così come emerge con chiarezza anche dalle assemblee congressuali che stiamo tenendo in tutti i luoghi di lavoro”.

30/01/2014 13:04:07

Cultura » Archivio della Memoria Origini e sviluppo del cooperativismo ad Umbertide

Le società di cooperazione sono imprese gestite in comune che si prefiggono lo scopo di fornire agli stessi soci quei beni o servizi per il conseguimento dei quali sono sorte. Nel panorama italiano le prime cooperative nacquero alla fine dell' '800 e ben presto divennero componente fondamentale del tessuto economico e sociale del paese. Nel territorio umbro il processo di diffusione di questo tipo di imprese non tardò a concretizzarsi e anche ad Umbertide le società di cooperazione trovarono terreno fertile per radicarsi fino ad assumere il ruolo di primaria importanza  che rivestono oggi all'interno del contesto cittadino. Esistono varie tipologie di cooperative, nel nostro territorio dominano quelle inerenti alla produzione e lavorazione di prodotti agricoli e al commercio di beni di consumo. Ma come sono nate le cooperative ad Umbertide  e qual'era il panorama socio-economico negli anni in cui hanno cominciato a fare la loro comparsa?. Nei primi anni del XX sec. l'economia locale era essenzialmente basata sull'agricoltura, non avendo beneficiato di quel processo di modernizzazione iniziato alla fine dell' '800. Le uniche eccezioni erano rappresentate nel ramo artigianale da piccole imprese di tipo familiare o ditte individuali dedite alla falegnameria e alla produzione di laterizi. Nel complesso l'economia umbertidese agli inizi del '900 possedeva una dimensione esclusivamente locale e caratterizzata da un sostanziale immobilismo. Tale situazione si protrasse per circa un trentennio, al termine del quale si registra una lenta evoluzione del quadro economico del territorio con la nascita di nuove piccole imprese sempre legate alla produzione di laterizi.  La comparsa negli anni '30 di attività nell'ambito della ceramica e del ferro costituisce la premessa di un cauto sviluppo industriale che prenderà definitivamente il via soltanto negli anni '50.  La novità più rilevante di questi anni è l'apertura, risalente al 1926, dello stabilimento per la coltivazione e prima lavorazione del tabacco. Le origini di questo tipo di coltivazione ad Umbertide, risalgono alla fine dell'800; negli anni '30 la coltura del tabacco si impone definitivamente per poi subire un momentaneo arresto negli anni della seconda guerra mondiale. Dalla seconda metà degli anni '50, la coltivazione raggiungerà un livello di primo piano nell'intero panorama nazionale. Fin dall'inizio della sua attività, lo stabilimento di Umbertide si piazza al secondo posto per quantità di tabacco lavorato nella provincia di Perugia. La produzione non fece che aumentare nei decenni successivi e all'inizio degli anni '50 il settore del tabacco rappresentava la principale fonte di occupazione nel nostro territorio.   Si registrò un costante sviluppo fino agli anni'60, quando l'intero settore subì un significativo ridimensionamento dovuto all'imponente meccanizzazione con la conseguente diminuzione del personale e della concentrazione degli stabilimenti. Negli anni '70 si assisté a radicali trasformazioni che proiettarono l'industria del tabacco verso la dimensione più vicina alla realtà odierna; dalla fine del Monopolio di Stato per la coltivazione e prima lavorazione del tabacco scaturì la liberalizzazione delle fasi di produzione e dei rapporti di forza all'interno delle     fabbriche. Da questo mutato contesto anche ad Umbertide il settore del tabacco vide la nascita di cooperative e consorzi che continuano ancora oggi la loro attività.  Dal punto di vista politico, il primo ventennio del '900 fu un periodo nel quale cominciarono ad alterarsi gli equilibri esistenti con l'affermazione del partito socialista e la nascita delle prime associazioni di lavoratori finalizzate ad ottenere strumenti adatti a garantire l'emancipazione delle proprie condizioni di vita. Ma fu all'indomani del secondo conflitto mondiale che vennero a crearsi i presupposti ideali affinché il movimento cooperativo potesse affermarsi con maggior forza ad Umbertide, anche grazie alla nascita di strutture volte a tutelare i lavoratori non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e politico. Tra queste strutture ruolo di particolare importanza era rivestito dai molini popolari, attorno ai quali sin dal loro sorgere si era accentrata l'attenzione delle popolazioni agricole dell'Alto Tevere. La Cooperativa per il Molino di Umbertide nacque nel 1952 e da subito si registrò una considerevole partecipazione. Dopo appena un mese la società contava 2000 soci, con un capitale sottoscritto di 43 milioni di lire e una spesa complessiva di 66 milioni. L'afflusso di grano che i contadini decisero di affidare al Molino superava le più rosee aspettative e l'aumento della mole di lavoro richiese l'acquisizione di nuovi macchinari per far fronte a esigenze sempre più pressanti. All'inizio degli anni '60 si verificò il momento più difficile nella storia della Cooperativa umbertidese: l'indebitamento crebbe e la quantità di grano macinato diminuì drasticamente a seguito anche dell'abbandono delle campagne alla volta delle città industriali del Nord. Fu l'allora Presidente del Molino, Francesco Pierucci, a salvare la società dal fallimento; ottenuta la fiducia dei soci e delle stesse banche, riuscì a risanare la situazione economica e restituire credibilità all'impresa. Da allora il Molino divenne per la realtà umbertidese un efficiente complesso in grado di sviluppare iniziative non solo in campo agricolo ma anche industriale e commerciale. Il settore dell'agricoltura non fu il solo in cui le società di cooperazione recitarono un ruolo di fondamentale importanza nelle storia nazionale e locale; anche quello della produzione e distribuzione di beni di consumo fu profondamente toccato dal movimento e continua ad esserlo ancora oggi. Le origini della cooperazione di consumo devono essere collocate addirittura a metà del XIX° sec., con la comparsa dei primi spacci e magazzini il cui obiettivo era quello di comperare all'ingrosso oggetti di prima necessità per rivenderli ai soci al prezzo originale. Il consolidamento di questo settore del movimento cooperativo si registra tuttavia nell'immediato secondo dopo guerra, indissolubilmente legato al processo di ricostruzione economica, sociale e politica del paese. L'affermazione delle cooperative di consumo nel periodo post-bellico è motivata in gran parte dalla spontanea tendenza della popolazione a ricorrere all'impresa cooperativa per sfuggire alla disoccupazione, e è in questo contesto che nacquero i primi organismi di rappresentanza su scala nazionale e provinciale con il compito di organizzare le strategie più adatte a coordinare un movimento in continua crescita. Per quanto riguarda il territorio umbertidese, lo sviluppo delle cooperative di consumo seguì le stesse linee del resto della regione. G ià dal 1944 si assisté ad una forte ripresa del cooperativismo con la costituzione di alcune imprese quale la Cooperativa di consumo fra lavoratori di Perugia; in breve tempo anche ad Umbertide venne aperta la prima cooperativa di consumo. Nel 1946 l'Umbria contava 44 cooperative esistenti, tra cui quella umbertidese, per un totale a livello regionale di 30.000 soci. Gli anni '50 videro le cooperative attraversare un periodo di difficoltà dal quale si cercò di uscire tramite il compattamento dei numerosi spacci sparsi per tutta la regione. Tale lungo processo culminò nella creazione a metà degli anni '70 di Coop Umbria, della quale entrò a far parte anche la cooperativa di Umbertide. Furono poste allora le basi per conferire alle cooperative di consumo la struttura che possiedono oggi e che fa parte ormai da molti anni della quotidianità di numerose famiglie.   Gabriele Bianchi                                                                                

29/01/2014 11:40:03

Notizie » Politica Caso Sogepu. L'Amministrazione comunale di Umbertide risponde a Forza Italia

Con un comunicato, l'Amministrazione Comunale di Umbertide, risponde al coordinatore comunale di Forza Italia Vittorio Galmacci sulla vicenda della sentenza del Consiglio di Stato che ha ridato la gestione comunale dell'igiene urbana alla Sogepu. " L'Amministrazione Comunale ha sempre operato ed opera nel rispetto della legge e delle sentenze ed ha la buona abitudine di indire gare pubbliche per l'affidamento dei servizi, anziché di procedere per affidamenti diretti. Non è stato il Comune a ricorrere al Tar, bensì Sogepu, esclusa dalla gara in quanto ritenuta priva dei requisiti previsti dalla legge, e soltanto dopo la sentenza del Tar, che ha respinto il ricorso di Sogepu dando quindi ragione al Comune, ha provveduto a stipulare il contratto con Gesenu. Sogepu si è quindi appellata al Consiglio di Stato che, a differenza del Tar, ha dato un'ulteriore interpretazione alla normativa, di difficilissima comprensione, che sta alla base dell'esclusione di Sogepu dalla gara; stante l'opacità delle norme applicate, il Consiglio di Stato non ha comunque riconosciuto a Sogepu il diritto al risarcimento dei danni. Per quanto riguarda l'uscita del Comune da Sogepu, si è trattato della naturale conseguenza del ricorso al Tar; il Comune non poteva più restare all'interno di una società la quale aveva presentato ricorso contro il Comune stesso. In merito alla gara, l'Amministrazione Comunale ha predisposto il bando sulla base di determinati requisiti in grado di garantire l'efficacia dell'appalto stesso, e gli ottimi risultati raggiunti in termini di percentuale di raccolta differenziata sono la conferma della bontà delle scelte fatte. Quando inoltre Galmacci afferma che l'appalto “è stato affidato a Gesenu nonostante i prezzi più elevati e meno vantaggiosi”, si dimentica che le gare devono essere affidate nel rispetto della legge, come si comporta sempre il Comune di Umbertide, che sin dall'inizio della vicenda ha operato nella più completa legalità e trasparenza e continuerà a farlo, rispettando la sentenza emessa dal Consiglio di Stato, anche nella fase di aggiudicazione e subentro a favore di Sogepu, non appena riceverà la notifica della sentenza stessa." L'Amministrazione Comunale

28/01/2014 15:15:38

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