Attualità » Primo piano Marcia per la Pace: pulman da Umbertide

Riceviamo e pubblichiamo Il Coordinamento per la Pace Umbertide – Montone – Lisciano Niccone, in collaborazione con la Sezione Soci Coop Centro Italia  di Umbertide, sta organizzando un pullman per partecipare alla Marcia Perugia-Assisi. Il pullman partirà dal parcheggio di fronte al centro commerciale “Fratta” di Umbertide domenica 19 ottobre alle ore 8.00  e condurrà i partecipanti a Ponte San Giovanni per poi ripartire, al termine della Marcia, da Santa Maria degli Angeli. Per chi volesse partecipare è necessario prenotarsi presso il  punto di ascolto del supermercato Coop Centro Italia presso il centro Commerciale “Fratta” (Umbertide). Verrà richiesto un contributo di 5 euro per la copertura del costo del pullman (gratuito per i soci Coop). VIENI ANCHE TU! Domenica 19 ottobre 2014 Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fraternità Partenza ore 9.00 - Perugia, Giardini del Frontone Conclusione ore 15.00 - Assisi, Rocca Maggiore Ci sono 5 modi per partecipare. Puoi: 1. marciare da Perugia ad Assisi (circa 24 chilometri); 2. fare solo un tratto della Marcia partendo da uno dei seguenti luoghi: Ponte San Giovanni, Collestrada, Ospedalicchio, Bastia; 3. attendere l'arrivo della Marcia a Santa Maria degli Angeli e poi fare l'ultimo tratto del percorso (circa 5 chilometri); 4. attendere l'arrivo della Marcia in piazza San Francesco ad Assisi e poi fare l'ultimo tratto del percorso (circa 1 chilometro); 5. attendere l'arrivo della Marcia alla Rocca di Assisi e partecipare alla manifestazione conclusiva. Per ulteriori informazioni Comitato Promotore Marcia Perugia-Assisivia della viola 1 (06122) Perugia, Tel. 335.6590356 - 075/5736890 - fax 075/5739337 email: adesioni@perlapace.it  www.perlapace.it - www.perugiassisi.org  - www.cittaperlapace.it

15/10/2014 16:15:30

Notizie » Politica Umbertide Cambia: le proposte per il bilancio 2015

Riceviamo e pubblichiamo da Umbertide Cambia Contributi alle imprese per favorire l’assunzione di persone con più di 50 anni. Fondo per il diritto allo studio universitario per studenti meritevoli in difficoltà economica. Servizi domiciliari e residenziali per le cure palliative. Gestione territoriale dei rifiuti, puntando ad una soluzione che consenta di mantenere il servizio in un ambito pubblico, e collegamento con un piano comunale per le energie rinnovabili, per favorire investimenti pubblici e privati ed un ritorno economico alla comunità. Ed ancora: sicurezza degli edifici scolastici, prioritaria, totale abbattimento delle barriere architettoniche, bonifica delle coperture in eternit, un nuovo approccio ai servizi sociali, attento ai bisogni ed indirizzato alla promozione della persona, una intelligente operazione di marketing territoriale, utile a potenziare i flussi turistici. Sono le principali proposte sulle quali Umbertide cambia intende caratterizzare il suo impegno in previsione della costruzione del bilancio comunale 2015, la cui impostazione dovrà marcare un segnale di discontinuità rispetto al passato, puntando ad un investimento su lavoro, professionalità, conoscenza e soprattutto sulla diminuzione del carico tributario. “Ciò che caratterizza il nostro progetto politico amministrativo – sottolinea Claudio Faloci, capogruppo di Umbertide cambia – è una marcata visione territoriale. In alcune materie – spiega Faloci - è oramai indispensabile spostare l’ambito di riflessione dai singoli Comuni ad un’area vasta, nel nostro caso l'Alta Umbria. La logica è quella di perseguire la massima efficacia delle soluzioni sviluppando sinergie, piuttosto che coltivare orticelli, spesso clientelari e costosi. In tal senso per la definizione di politiche relative a materie fondamentali quali sviluppo economico, occupazione, turismo, infrastrutture, sanità e protezione sociale, scuola e formazione, gestione dei rifiuti, ambiente ed energie rinnovabili, sicurezze e legalità proponiamo l’adozione di un Piano Strategico Territoriale nell’ambito del quale Umbertide potrà valorizzare al massimo proprie esperienze, servizi, professionalità, idee che in una dimensione di autoreferenzialità rischiano di perdersi, come ad esempio, l’officina FCU, l’ospedale, una adeguata offerta scolastica, servizi di utilità sociale”.

15/10/2014 12:27:12

Notizie » Editoriale Windows shopping

I commercianti si lamentano, le boutique chiudono a vista d’occhio e le piazze diventano sempre più vuote. Di certo il carico fiscale che gli imprenditori italiani subiscono non aiuta e quasi sicuramente rappresenta la principale causa di questo andamento claudicante, ma tra il bouquet delle cause delle serrande chiuse c’è nascosto da qualche parte l’uso dei social media. Ebbene sì, non sempre l’uso di facebook ha portato benefici, perlomeno nel caso umbertidese. Le nostre varie inchieste hanno evidenziato che molti negozi, ristoranti e associazioni hanno un profilo dedicato quasi esclusivamente alla loro attività. Costi di marketing e altri legati alla comunicazione con il  cliente sono sicuramente scesi; pensate solo a quanto un’azienda risparmia esponendo i propri prodotti con delle foto su questa piazza virtuale, invece che allestire una vetrina e magari creare o partecipare a qualche evento. Niente di più vero, ma l’arma social è spesso e volentieri a doppio taglio. La logica dell’ esporre sulla bacheca facebook i propri prodotti finisce per far venir meno il sale delle vendite: il cosiddetto “windows shopping”. A quanti di voi è capitato vedere per strada una bella borsa o una bella lampada e siete entrati nella boutique a comprarla? Con il solo approccio legato allo sviluppo dei social network si depotenzia l’acquisto per puro gusto, magari si dà spazio ad acquisti mirati e per necessità, anche fuori vincoli limitativi di bilancio, e si perde il legame con la propria città e la relazione umana, che comunque c’è in ogni scambio, anche commerciale. Eppure questo fenomeno non ha colpito tutte le realtà vicine ad Umbertide, come ad esempio Città di Castello, che non risente così pesantemente del calo dei “windows shopper” (coloro che comprano guardando solo la vetrina). Perché? La differenza sta nel vivacizzare le zone strategiche, come ad esempio il centro storico, mobilitando più gente possibile e rendendo il tutto più appetibile per ritornare a fare shopping; insomma creando un bisogno, ovvero quello che più necessita ai commercianti per proseguire la loro attività. La soluzione spetta ai privati più intraprendenti e innovativi, ma un concreto aiuto si attende da un Pubblico più dinamico.   Andrea Levi Codovini

13/10/2014 21:45:28

Notizie » Gusto L'importanza del prodotto tipico

Ciò che realmente riesce a caratterizzare una qualsiasi cosa, una storia d’amore, una relazione, un’amicizia o un evento, è in fondo l’unicità del momento. Un punto, un picco massimo raggiunto che sarà dura pareggiare. Un periodo di tempo nel quale quel qualcosa assume una dimensione tutta sua, un lasso di tempo nel quale il soggetto in questione assume un livello qualitativo maggiore, superiore. Traslato ad un campo strettamente economico, si tratta di un concetto che calza a pennello alla qualità di un prodotto nella sua massima espressione stagionale. Messo alle spalle il periodo estivo, è tempo di far fronte ai “vizi personali”, al soddisfacimento delle proprie tentazioni e curiosità pure attraverso prodotti stagionali e di ottima fattura. Nei prossimi mesi svariate saranno le manifestazioni che presenteranno ed offriranno prodotti di zona e periodo. Tra queste, l’evento più ravvicinato è la “Mostra mercato del tartufo e della Patata bianca” organizzata dal Comune di Pietralunga nei giorni dell’undici del dodici e del tredici di Ottobre. La mostra-mercato, che come tradizione vuole si svolga nel centro storico di Pietralunga, è dedicata ai prodotti tipici ed enogastronomici regionali, nonché prodotti artigianali ed artistici. Tra i vari stand che presenzieranno all’evento, non farà mancare il proprio apporto l’azienda, proprio d’origini pietralunghesi, “Tartufi Jimmy”. Proprio con sede a Pietralunga, si tratta d’un azienda trattante tutti i tipi di tartufo locale, in particolar modo le specie più ricercate, sempre e comunque, nel rispetto dei tempi di maturazione appropriata: Tartufo bianco pregiato, tartufo nero pregiato, tartufo estivo, tartufo bianchetto e tartufo uncinato. La piccola realtà pietralunghese si cimenta ulteriormente, con eccellenti risultati, pure nella produzione artigianale  di una vasta gamma di prodotti tutti rigorosamente al tartufo, tra i quali: salse, condimenti formaggi, salumi, pasta, riso e polenta. “Tartufi Jimmy” adotta una linea produttiva che non comprende l’utilizzo né di conservanti né di coloranti, le materie prime utilizzate devono infatti rispondere a determinati requisiti qualitativi. Altra azienda a noi vicina, che probabilmente parteciperà all’evento “Pietralunghese” ormai alle porte, è l’azienda Agraria Migliorati di Lucchetti Giovanna e Migliorati Massimo, con sede a “Carpini”, frazione del comune di Montone. Un’azienda a “ciclo chiuso”, comprendente dunque: produzione primaria, raccolta, trasformazione, confezionamento e vendita. Rinomata e conosciuta in particolar modo per la produzione propria di confetture, e nata inizialmente come produttrice di miele e pappa reale, col passare del tempo ha ampliato i suoi confini mettendo in mostra oltre a prodotti trasformati, pure prodotti stagionali, come ad esempio frutta secca(noci, nocciole) e raccolte spontanee di funghi e tartufi. Attività nata su base familiare, fa del lavoro e della genuinità dei loro prodotti il proprio punto di forza.  Altra realtà, che nella zona fa ben parlare di sé, è l’azienda “agraria Bruni Silvia” con sede a Monte Acuto. Costituita da circa 120 ettari di terreno sia in proprietà che in affitto, produce cereali, olive e una piccola attività zootecnica. Il Frantoio appartiene alla famiglia Bruni dagli anni ottanta, ma è esistente già dagli anni sessanta. «La raccolta avviene nel mese di Ottobre e continua fino a fine anno, le nostre varietà di olive sono: dolce agogia, frantoio, leccino e moraiolo» spiega Silvia. La produzione dell’olio è data dalla coltivazione di circa mille olivi ed è in media di circa dieci-quindici quintali di olio, il quale viene confezionato e venduto direttamente in azienda ed ai vari mercati della zona. «L’intento della nostra quotidianità è garantire un livello qualitativo elevato, adatto al mercato corrente» conclude la proprietaria. Insomma, l’evento pietralunghese non è altro che l’avvento della buona stagione ( a tavola soprattutto), e queste attività lo dimostrano evidenziando un obiettivo comune: portare nelle nostre case prodotti capaci di raccontare storia e tradizione, contraddistinta da genuinità e bontà, che di certo non deve andar perduta.   David Gonfia

13/10/2014 21:38:15

Paolo Franceschini: musicista internazionale

… 07559… Seduta alla scrivania, un po’ Virginia Woolf, un po’aspirante freelance, attendo, con l’ardore confusionario degli incontri unici, che dall’altra parte della cornetta arrivi calda e decisa- quella tipica di tutti i grandi- la voce di Paolo Franceschini, Maestro diplomato in violino, concertista di fama internazionale, fondatore de “I Solisti di Perugia”, insegnante al conservatorio Morlacchi della stessa città, ma più di ogni altra cosa, musicista, vero, dall’immensa e semplice umanità di chi è in armonia con se stesso. Parlare, soprattutto ascoltare però, con quest’uomo è stata un’opportunità più che gradita; come dire al classico ragazzino con il pallone sempre fra i piedi di scambiare due tiri con Andrea Pirlo, per intenderci. La distanza però è solo geografica: sento nelle sue parole rimbombare quella prospettiva equilibrata filtrata dagli spazi e le righe di ogni spartito, quel modo di ragionare e relazionarsi comune a tutti i musicisti, che riesce fin da subito ad avvicinarci, annullando per certi versi la differente esperienza di vita, rendendoci simili, perché cittadini dello stesso paese dal nome Musica. Portare avanti il nome di suo padre, del Maestro Franceschini, personaggio lungimirante nel campo musicale di Umbertide, le fa onore; ma quanto è stato difficile? Ha mai provato una sorta di “complesso di Edipo”? «Certamente il fatto di aver scelto per me uno strumento diverso (il M° Pietro Franceschini suonava la tromba, ndr) ha contribuito ad evitare gli eventuali attriti che dubito comunque, sarebbero nati. Onestamente lo ringrazio tutti i giorni per avermi avviato a questa carriera e averlo fatto nei migliori dei modi: restando sempre mio padre». A quale età è stato inserito nell’universo musicale? «Con precisione, non saprei stabilirlo. Pono stato educato alla musica come ad un secondo linguaggio, com’è logico che sia. Il primo atto ufficiale coincide con l’esame di solfeggio all’età di sette anni, da lì poi l’ingresso al Conservatorio, sotto la guida del leggendario M° A. Apostoli, membro del complesso dei Musici. A vent’anni, diplomato, appartenevo già al corpo docenti di un Conservatorio mentre completavo, per così dire, la mia formazione con il perfezionamento presso l’Accademia di S. Cecilia a Roma con Pina Carmirelli; non credo che in questo mestiere si possa raggiungere la fine, un punto d’arrivo: c’è sempre da imparare. La mia carriera poi vanta un’infinità di concerti in tutto il mondo, da solista e come elemento di un’orchestra, quale “Symphonia Perusina”, “Orchestra Rossini di Pesaro”, Orchestra “Sinfonica dell’Umbria” e altre, e infine l’attività d’insegnamento al Conservatorio Morlacchi di Perugia». Se nella sua professione non si smette di apprendere, significa quindi che le ore di studio non diminuiscono mai … «No, e ti dirò che la cosa non mi pesa per niente, anzi, se non mi dedico al violino quel tot di tempo al giorno, sento che mi manca qualcosa, sto male. I progressi maggiori poi si ottengono sul campo, dove conosci musicisti che hanno raggiunto livelli così alti che parlarci sembra avvicinare dei miti viventi. Amo questo lavoro; non metto in dubbio che non sia dei più redditizi, e nemmeno dei più sicuri visti la crisi e i tagli che costringe a fare, ma senz’altro, per me, è il più appagante. Mi ritengo un uomo fortunato». Ne L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, Donatella Bisutti intitola un suo libro La poesia salva la vita. E la musica? In che relazione è con la vita? «La musica è vita, basta pensare al suo inizio: il primo vagito di un bambino, non è un meraviglioso suono? Ogni attimo del nostro vivere è accompagnato da una melodia, che sia fuori o dentro la nostra testa. La musica è qualcosa di naturale, una modalità d'espressione intrinseca alla nostra natura che bisognerebbe sviluppare e incentivare; in questo il nostro Paese è stato lungimirante, ma oggi non si può dire la stessa cosa. Abbiamo perso quella cultura musicale che ci ha regalato tanti primati e reso il magnifico esempio che tuttora gli altri paesi seguono, ma possiamo sempre ripartire promuovendo l’importante educazione all’ascolto sin dalle prime scuole come una disciplina che ordina la mente e rende ampio il patrimonio culturale di ognuno di noi». «La ringrazio infinitamente, non si rende conto …» « Grazie a te, a presto Virginia». Virginia Spantini

13/10/2014 21:29:57

Paolo Franceschini: musicista internazionale

… 07559… Seduta alla scrivania, un po’ Virginia Woolf, un po’aspirante freelance, attendo, con l’ardore confusionario degli incontri unici, che dall’altra parte della cornetta arrivi calda e decisa- quella tipica di tutti i grandi- la voce di Paolo Franceschini, Maestro diplomato in violino, concertista di fama internazionale, fondatore de “I Solisti di Perugia”, insegnante al conservatorio Morlacchi della stessa città, ma più di ogni altra cosa, musicista, vero, dall’immensa e semplice umanità di chi è in armonia con se stesso. Parlare, soprattutto ascoltare però, con quest’uomo è stata un’opportunità più che gradita; come dire al classico ragazzino con il pallone sempre fra i piedi di scambiare due tiri con Andrea Pirlo, per intenderci. La distanza però è solo geografica: sento nelle sue parole rimbombare quella prospettiva equilibrata filtrata dagli spazi e le righe di ogni spartito, quel modo di ragionare e relazionarsi comune a tutti i musicisti, che riesce fin da subito ad avvicinarci, annullando per certi versi la differente esperienza di vita, rendendoci simili, perché cittadini dello stesso paese dal nome Musica. Portare avanti il nome di suo padre, del Maestro Franceschini, personaggio lungimirante nel campo musicale di Umbertide, le fa onore; ma quanto è stato difficile? Ha mai provato una sorta di “complesso di Edipo”? «Certamente il fatto di aver scelto per me uno strumento diverso (il M° Pietro Franceschini suonava la tromba, ndr) ha contribuito ad evitare gli eventuali attriti che dubito comunque, sarebbero nati. Onestamente lo ringrazio tutti i giorni per avermi avviato a questa carriera e averlo fatto nei migliori dei modi: restando sempre mio padre». A quale età è stato inserito nell’universo musicale? «Con precisione, non saprei stabilirlo. Pono stato educato alla musica come ad un secondo linguaggio, com’è logico che sia. Il primo atto ufficiale coincide con l’esame di solfeggio all’età di sette anni, da lì poi l’ingresso al Conservatorio, sotto la guida del leggendario M° A. Apostoli, membro del complesso dei Musici. A vent’anni, diplomato, appartenevo già al corpo docenti di un Conservatorio mentre completavo, per così dire, la mia formazione con il perfezionamento presso l’Accademia di S. Cecilia a Roma con Pina Carmirelli; non credo che in questo mestiere si possa raggiungere la fine, un punto d’arrivo: c’è sempre da imparare. La mia carriera poi vanta un’infinità di concerti in tutto il mondo, da solista e come elemento di un’orchestra, quale “Symphonia Perusina”, “Orchestra Rossini di Pesaro”, Orchestra “Sinfonica dell’Umbria” e altre, e infine l’attività d’insegnamento al Conservatorio Morlacchi di Perugia». Se nella sua professione non si smette di apprendere, significa quindi che le ore di studio non diminuiscono mai … «No, e ti dirò che la cosa non mi pesa per niente, anzi, se non mi dedico al violino quel tot di tempo al giorno, sento che mi manca qualcosa, sto male. I progressi maggiori poi si ottengono sul campo, dove conosci musicisti che hanno raggiunto livelli così alti che parlarci sembra avvicinare dei miti viventi. Amo questo lavoro; non metto in dubbio che non sia dei più redditizi, e nemmeno dei più sicuri visti la crisi e i tagli che costringe a fare, ma senz’altro, per me, è il più appagante. Mi ritengo un uomo fortunato». Ne L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, Donatella Bisutti intitola un suo libro La poesia salva la vita. E la musica? In che relazione è con la vita? «La musica è vita, basta pensare al suo inizio: il primo vagito di un bambino, non è un meraviglioso suono? Ogni attimo del nostro vivere è accompagnato da una melodia, che sia fuori o dentro la nostra testa. La musica è qualcosa di naturale, una modalità d'espressione intrinseca alla nostra natura che bisognerebbe sviluppare e incentivare; in questo il nostro Paese è stato lungimirante, ma oggi non si può dire la stessa cosa. Abbiamo perso quella cultura musicale che ci ha regalato tanti primati e reso il magnifico esempio che tuttora gli altri paesi seguono, ma possiamo sempre ripartire promuovendo l’importante educazione all’ascolto sin dalle prime scuole come una disciplina che ordina la mente e rende ampio il patrimonio culturale di ognuno di noi». «La ringrazio infinitamente, non si rende conto …» « Grazie a te, a presto Virginia». Virginia Spantini

13/10/2014 21:29:57

Notizie » Società Civile Paolo Franceschini: musicista internazionale

… 07559… Seduta alla scrivania, un po’ Virginia Woolf, un po’aspirante freelance, attendo, con l’ardore confusionario degli incontri unici, che dall’altra parte della cornetta arrivi calda e decisa- quella tipica di tutti i grandi- la voce di Paolo Franceschini, Maestro diplomato in violino, concertista di fama internazionale, fondatore de “I Solisti di Perugia”, insegnante al conservatorio Morlacchi della stessa città, ma più di ogni altra cosa, musicista, vero, dall’immensa e semplice umanità di chi è in armonia con se stesso. Parlare, soprattutto ascoltare però, con quest’uomo è stata un’opportunità più che gradita; come dire al classico ragazzino con il pallone sempre fra i piedi di scambiare due tiri con Andrea Pirlo, per intenderci. La distanza però è solo geografica: sento nelle sue parole rimbombare quella prospettiva equilibrata filtrata dagli spazi e le righe di ogni spartito, quel modo di ragionare e relazionarsi comune a tutti i musicisti, che riesce fin da subito ad avvicinarci, annullando per certi versi la differente esperienza di vita, rendendoci simili, perché cittadini dello stesso paese dal nome Musica. Portare avanti il nome di suo padre, del Maestro Franceschini, personaggio lungimirante nel campo musicale di Umbertide, le fa onore; ma quanto è stato difficile? Ha mai provato una sorta di “complesso di Edipo”? «Certamente il fatto di aver scelto per me uno strumento diverso (il M° Pietro Franceschini suonava la tromba, ndr) ha contribuito ad evitare gli eventuali attriti che dubito comunque, sarebbero nati. Onestamente lo ringrazio tutti i giorni per avermi avviato a questa carriera e averlo fatto nei migliori dei modi: restando sempre mio padre». A quale età è stato inserito nell’universo musicale? «Con precisione, non saprei stabilirlo. Pono stato educato alla musica come ad un secondo linguaggio, com’è logico che sia. Il primo atto ufficiale coincide con l’esame di solfeggio all’età di sette anni, da lì poi l’ingresso al Conservatorio, sotto la guida del leggendario M° A. Apostoli, membro del complesso dei Musici. A vent’anni, diplomato, appartenevo già al corpo docenti di un Conservatorio mentre completavo, per così dire, la mia formazione con il perfezionamento presso l’Accademia di S. Cecilia a Roma con Pina Carmirelli; non credo che in questo mestiere si possa raggiungere la fine, un punto d’arrivo: c’è sempre da imparare. La mia carriera poi vanta un’infinità di concerti in tutto il mondo, da solista e come elemento di un’orchestra, quale “Symphonia Perusina”, “Orchestra Rossini di Pesaro”, Orchestra “Sinfonica dell’Umbria” e altre, e infine l’attività d’insegnamento al Conservatorio Morlacchi di Perugia». Se nella sua professione non si smette di apprendere, significa quindi che le ore di studio non diminuiscono mai … «No, e ti dirò che la cosa non mi pesa per niente, anzi, se non mi dedico al violino quel tot di tempo al giorno, sento che mi manca qualcosa, sto male. I progressi maggiori poi si ottengono sul campo, dove conosci musicisti che hanno raggiunto livelli così alti che parlarci sembra avvicinare dei miti viventi. Amo questo lavoro; non metto in dubbio che non sia dei più redditizi, e nemmeno dei più sicuri visti la crisi e i tagli che costringe a fare, ma senz’altro, per me, è il più appagante. Mi ritengo un uomo fortunato». Ne L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin afferma che “la bellezza salverà il mondo”, Donatella Bisutti intitola un suo libro La poesia salva la vita. E la musica? In che relazione è con la vita? «La musica è vita, basta pensare al suo inizio: il primo vagito di un bambino, non è un meraviglioso suono? Ogni attimo del nostro vivere è accompagnato da una melodia, che sia fuori o dentro la nostra testa. La musica è qualcosa di naturale, una modalità d'espressione intrinseca alla nostra natura che bisognerebbe sviluppare e incentivare; in questo il nostro Paese è stato lungimirante, ma oggi non si può dire la stessa cosa. Abbiamo perso quella cultura musicale che ci ha regalato tanti primati e reso il magnifico esempio che tuttora gli altri paesi seguono, ma possiamo sempre ripartire promuovendo l’importante educazione all’ascolto sin dalle prime scuole come una disciplina che ordina la mente e rende ampio il patrimonio culturale di ognuno di noi». «La ringrazio infinitamente, non si rende conto …» « Grazie a te, a presto Virginia». Virginia Spantini

13/10/2014 21:29:57

Ass.ne Informazione Locale
via Roma 99 06019 Umbertide (PG)
P.IVA 03031120540
Privacy Policy