Cultura » Mostre Umbertide: sabato 8 ottobre inaugurazione della mostra ''Percorsi''

Giulia Gorlova "Percorsi" Centro per l'Arte Contemporanea La Rocca Umbertide (Perugia) Mostra personale a cura di Dino del Vecchio. Con patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Umbertide, Assessorato alla Cultura. Sindaco Marco Locchi Assessore alla Cultura Raffaela Violini Coordinamento: Gabriele Violini Allestimento: Vittorio Dragoni In collaborazione con "Cotto Etrusco" 8 ottobre - 6 novembre 2016 Inaugurazione: sabato 8 ottobre ore 17.30. Presentazione: Assessore alla Cultura del Comune di Umbertide Raffaela Violini e Critico Dino del Vecchio. Performance: Martina Duchi; musica ed effetti sonori: Emanuele Duchi . Catalogo in mostra. Inaugurazione: sabato 8 ottobre ore 17.30. La mostra è aperta al pubblico tutti i giorni, escluso il lunedì dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.30. La Rocca, Centro per l'Arte Contemporanea Piazza Fortebraccio Umbertide (PG) Info: 075 94191 Giulia Gorlova +39 349 7350778 www. gorlovart.it info@gorlovart.it     Il Centro per l'Arte Contemporanea La Rocca di Umbertide ospita dal 8 ottobre al 6 novembre 2016 la mostra personale di Giulia Gorlova dal titolo "Percorsi". Con questa esposizione si chiude la stagione culturale 2016 della Rocca - la fortezza medievale divenuta sin dal 1991 uno spazio espositivo permanente per l'arte contemporanea che ha ospitato negli anni artisti di rilievo nazionali ed internazionali. La Mostra, patrocinata dalla Regione Umbria e dal Comune di Umbertide, propone circa quaranta opere (pitture, collage, pannelli ceramici incisi e dipinti, assemblaggi di materiali polimaterici...), in linea con astrazione lirica, geometrica e scelte concettuali. Da anni la scelta dell'artista si rivolge ad indagare le possibilità comunicative offerte dai codici dell'astrazione. “Percorsi” è il titolo della mostra presso la Rocca di Umbertide, - scrive Raffaela Violini, Assessore alla Cultura del Comune di Umbertide - con la quale l’artista presenta al pubblico se stessa e l’incontro di profondi percorsi interiori, in cui materia e colore danno forma alle percezioni che non sono solo rapporto con la realtà oggettiva, ma anche il risultato di una riflessione intorno a remote, personalissime regioni della mente. L’osservazione della nostra artista sviluppa un percorso che parte da quell’attimo in cui si accende la particolare scintilla creatrice, che non è altro che l’ispirazione, fino a giungere a stabilire un legame con l’osservatore che diviene quasi un dialogo, in cui la sintassi espositiva si rende visiva attraverso l’espressività dei materiali, dei colori, dei segni su supporti ceramici e degli accostamenti. Le opere esposte, incarnano infatti l’essenza di un viaggio, quello dell’artista, che non ha mai fine: è ricerca e sperimentazione, entusiasmo e passione, curiosità e meraviglia, amore e dedizione. Questa mostra racconta insomma le emozioni di un’artista che, con la rara sensibilità che la contraddistingue, riesce a sorprendersi e a sorprendere ed a cogliere il significato più nascosto delle cose."   La mostra è a cura di Dino del Vecchio, quale spiega: "Al muoversi sulla via di una combinatoria di codici espressivi piuttosto autonomi rispetto alle tendenze che si dilatano attorno alla neo e post-astrazione, Giulia Gorlova collegata all’ordine costruttivo, ma anche a quei processi percettivi che caratterizzarono l’infinita “linea aniconica” generativa di gesto, materia, colore, intercetta una combinatoria di linguaggi i cui elementi cardine tornano ad essere la pittura e la materia. Con tali richiami, venuti a proporsi dagli anni novanta in poi, in un mondo follemente globalizzato e sempre più nel caos, nella luce della pittura o nel gioco della forma plastica, appunto, concepite nel campo d’azione che la vede (da anni) con le mani nella creta che si fa materia viva, innalza sulla scena dell’arte contemporanea un articolato universo visivo che possiamo collocare nell’ambito della cosiddetta Nuova Pittura. Nel corso del tempo i suoi strumenti operativi, precisamente efficaci di un livello tecnico “alto”, come le ceramiche (...), interpretano un linguaggio sperimentale (...) e rendono conto di un nuovo modo di andare oltre la tradizione storica. (...) sul neutro monocromo della creta in soggettive virtualità optical generatrici di luce-colore, linee, righe, solchi e forme, prende corpo, irreale di fantasia e visioni, un mutevole instabile “reticolo” le cui trame arbitrarie di effetti imprevedibili restano coerenti al supporto materico, costitutivo del linguaggio stesso dell’opera. Intuite sul valore geometrico e nello spazio circolare dei tondi le linee e i colori neo-astratti (...) formano un dinamico reticolo che va a sollecitare, unitaria ed equilibrata, la misura astratta dello spazio, e in tali variazioni mutanti si concentra la qualità della percezione. Agganciata all’intreccio delle sue esperienze intellettuali e ai recuperi di memorie storiche l’artista farà notare, appunto legato ai dettagli delle “architetture a croce”, il dramma esistenziale che segue l’utopia dello spazio infinito e la mitica ricerca della luce. All'interno di questo complesso e personale percorso - ove si fa notare la tecnica polimaterica e un inedito collage - si accentua il gusto per la composizione e per il “grande formato”; e con l’utilizzo della tela e quindi esclusivamente caratterizzato dal gesto pittorico che si traduce in forme, si fa reale l’adesione ai modi contemporanei di interpretare l’Astrattismo. (...) con applicazioni sulla tela, prolifera il concettuale “ricupero” e, col “ritorno” all’estetica dell’”oggetto trovato”, incollato e ridipinto, l’identificazione di “nuovi realismi” con la capacità dell’artista di trasformare in opere d’arte, reperti del presente e del passato."   Giulia Gorlova, russa d'origine, da anni risiede nel Riminese. Figlia d’arte, sin da giovanissima prende dimestichezza con la pittura a olio, acquarello, plastica con argilla, scultura in legno e marmo, basso e altorilievi su rame, incisione... Terminata la Scuola d'Arte nel suo paese, viaggia, osserva e sperimenta diverse forme d'arte, materiali e tecniche, dalla scultura alla pittura, ma soprattutto la ceramica. Frequenta diversi stages e artisti internazionali di varia estrazione e provenienza. Artista sperimentale, si esprime attraverso i canoni oggi a lei più congeniali in linea con astrazione geometrica e scelte concettuali. E' seguita dal critico e storico d'arte Dino del Vecchio, da Galleria e Casa d'Aste Artesegno Udine (UD), online Saatchi Gallery London U.K. E' recensita in pubblicazioni d'arte specializzate, tra le quali CAM 51, 52 Edizioni Mondadori. Oggi la sua ricerca si muove sulla via di una combinatoria di codici espressivi piuttosto autonomi rispetto alle tendenze che si dilatano attorno alla neo e post-astrazione. Collegata all'ordine costruttivo, l'artista crea opere di un certo rigore compositivo, intuite sul valore geometrico, esprimendosi attraverso varie tecniche: miste su tela, legno, alluminio; pannelli ceramici in maiolica, raku, terzo fuoco; collage, installazione, assemblage e concettuale recupero di elementi polimaterici del presente e del passato, incollati, ridipinti e trasformati in opere d'arte. Da anni espone in Italia e all'estero, negli spazi destinati all'arte e cultura come CHA, The Central House of Artists, Moscow (RUS); Centro d'Arte San Vidal Venezia (VE); Museo d'Arte Moderna "Villa Franceschi" Riccione (RN); Galerija Sv. Kuzam Rijeka (Croatia); Ward-Nasse Gallery New York (USA); Etienne De Causans Parigi (F); Minato Mirai Art Gallery Tokyo (Japan); ArtInnsbruck International Fair(A); Galerie Les Arcades Espace Culturel Antibes (F); Gostiny Dvor Ehxibition Complex Moscow (RUS); Kanagawa Kenmin Hall Yokohama Tokyo (Japan); Reuss Galerie Berlin (D); Sala dell'Arengo Palazzo del Podestà Rimini (RN); Bastioni S. Giacomo Brindisi (BR); Musei Civici Acquapendente (VT); Gallerie Comunali: Voltone della Molinella Faenza (RA), Ex Pescheria Cesena (FC), Sala Comunale R. Baldessari Rovereto (TN), Magazzini del Sale Cervia; Artesegno Udine (UD); Biblioteca Civica Tartarotti Rovereto (TN); Sala Laurana Pesaro (PU); Castello di Montese Modena (MO); Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli Cagli (PU); Casa Europa, Zagreb (HR); Ar(t)cevia International Festival , Palazzo Dei Priori Arcevia (AN); Visions Fine Art Gallery Moscow (RUS); Sala San Michele Fondazione Carifano Fano (PU); Pinacoteca Comunale Roseto degli Abruzzi (TE); San Sebastian International Art Fair (Spain), Paratissima Torino (TO)...  

07/10/2016 15:11:53

Cultura » Mostre Umbertide: Assegnato il ''Premio Rometti''

Al primo posto “Calle” di Delfina Scarpa Venerdì 23 settembre, presso la Galleria delle Ceramiche Rometti si è svolta la cerimonia di assegnazione del IV Premio Rometti, concorso internazionale promosso dalla manifattura umbertidese in collaborazione con i più prestigiosi istituti di design e accademie di belle arti d'Italia e del mondo, con il patrocinio del Comune di Umbertide e il sostegno di Aimet. Quest'anno al concorso, che punta a promuovere l'innovazione e l'originalità nel campo dell'arte ceramica, hanno partecipato oltre 50 progetti presentati da giovanissimi studenti. Il padrone di casa Massimo Monini ha dato il via alla cerimonia confermando la sua soddisfazione per questa iniziativa e ribadendo la sua intenzione di proseguire a lungo su questa strada. Non a caso il prossimo anno il premio sarà allargato a studenti di altri paese tra cui la Cina e il Portogallo. Ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato, in varie forme, al successo di questo premio ed ha augurato una brillante carriera ai giovani artisti. Sono poi intervenuti l’on. Giampiero Giulietti, il sindaco di Umbertide Marco Locchi e il presidente di Aimet Matteo Baldelli. Anche loro hanno espresso soddisfazione per questa iniziativa culturale promossa da una delle eccellenze del nostro territorio, le Ceramiche Rometti – Monini, iniziativa che dà prestigio alla nostra città. Nel sottolineare l’alto livello qualitativo delle opere arrivate in finale, hanno augurato ai giovani finalisti un futuro ricco di soddisfazioni. Si è poi proceduto alla proclamazione dell’opera vincitrice. Il primo posto è stato assegnato a Delfina Scarpa, studentessa della Rufa di Roma, con il progetto “Calle”; al secondo posto Beatrice Di Biagio e Natalia Koroneva, di origine russa, anch'esse studentesse della Rufa, con “Olè”; al terzo Sarah Belfer di Ensad Parigi con “Riflesso”; al quarto Simone Maggioni, dello Ied di Milano, che ha presentato “Scacco matto”; al quinto Annabelle Wu, studentessa taiwanese dell'Università di Seattle, con “Signore e Signora”.   Le motivazioni della Giuria Testi di Maria Grazia MASSAFRA     1 Premio “Calle” Delfina Scarpa - RUFA, Roma La calla, celebrata nella Bibbia, nella mitologia greca e romana, e divenuta in epoca vittoriana simbolo di raffinatezza e nobiltà, e icona di eleganza nel periodo Liberty ("fiore della linearità modernista"), è l'azzeccatissimo tema iconografico scelto da Delfina Scarpa per la realizzazione di una sobria e raffinata lampada che fa "tendenza" nel valorizzare con la sua essenzialità gli ambienti che illumina. Le linee discrete, pulite e misurate di questa lampada/calla sono assolutamente trendy, la proporzione aurea è il principio compositivo che dalla natura passa all'oggetto d'uso. Nella geometria delle forme delle calle, che ricordano una spirale aurea, si riconosce l'essenza stessa di questo fiore/lampada, il cui nome "kalós", rinvia all'idea stessa della bellezza. Giocando con la luce come entità formante, che esce fioca dal taglio laterale e più decisa dalla cavità superiore, l'autrice del progetto interpreta i forti contrasti evidenziati dalla lucidatura bianca e mette in risalto i contorni   2 Premio “Olé” Beatrice Di Biagio, Natalia Koreneva - RUFA - Roma II progetto di Beatrice di Biagio e Natalia Koreneva per il servizio di piatti Olé coniuga perfettamente uno degli aspetti dell'ultima frontiera del design: il food design. La "presentazione del cibo" è uno degli aspetti di questa nuova disciplina, che si occupa di inventare nuovi concept nel campo degli atti alimentari. La progettazione di portata è legata al design di tutti i prodotti utili a presentare il cibo; il progetto Olé crea una linea di piatti da portata partendo dall'analisi della forma, delle linee e del colore. II vano circolare per il cibo viene caratterizzato da una cornice ellissoidale, che crea un effetto asimmetrico: la sovrapposizione di piatti, caratterizzati da diversi effetti cromatici, rimanda all'immagine di un fiore. L'imitazione della natura dal punto di vista cromatico e formale caratterizza anche il food design, sia nella progettazione dì contenitori che nella preparazione del cibo. Possiamo immaginare che una tavola imbandita con questi piatti, e con cibi che imitino le forme vegetali e animali della natura, secondo gli ultimi dettami del food design, possa assomigliare a un giardino divertente e coloratissimo.   3 Premio “Riflesso” Sarah Belfer – ENSAD Parigi II progetto di Sarah Belfer per una sorta di specchio, creato con una grande placca di ceramica nero-brillante, costituisce certamente la proposta più sperimentale e innovativa, nonché tecnicamente la più complessa. II concept presenta un oggetto di grande linearità e semplicità formale, una sorta di scultura concettuale da porre in un ambiente con funzione non pratica ma puramente estetica. Possiamo considerarla una sorta di portale verso un'altra dimensione, alla quale si accede tramite il "riflesso" nella materia nera lucida. L'altro-da-sé che abita questo spazio oscuro dà senso e dinamica all'oggetto, che rimane inerte fino a quando qualcuno non vi si riflette. Riflesso è un oggetto simbolico, materia al contempo densa e trasparente, che pur nella linearità geometrica di un semplice rettangolo poggiato a terra crea invisibili risonanze nello spazio circostante, di cui cattura le transienti immagini riflesse. Certamente siamo di fronte a un progetto che ha in sé la pregnanza significativa di un'opera d'arte, e che come tale può essere compreso da un pubblico raffinato e colto.     4 Premio “Scacco Matto” Simone Maggioni - IED Milano L'antico gioco degli scacchi è il motivo ispiratore del progetto Scacco Matto: quattro contenitori per olio, aceto, sale e pepe, da portare in tavola su di un vassoio rialzato, dal bordo pronunciato, che dà all'oggetto un'elegante e altezzosa presenza. I quattro contenitori prendono la forma dei pezzi di una scacchiera, mentre il vassoio rialzato rimanda alla scacchiera stessa. II progetto di Simone Maggioni è certamente quello più vicino alla produzione Rometti: la colorazione a fasce bianche e nere, oppure quella in veste nera che abbina la solidità dell'opaco alla profondità del lucido, riprende motivi decorativi già presenti nella collezione storica Rometti. I pezzi di questa "scacchiera" possono essere collocati su un'ideale tavola imbandita, a fianco ad altri oggetti d'uso prodotti dalla manifattura. II progetto Scacco Matto, se da una parte risulta non particolarmente innovativo rispetto alla produzione abituale della Rometti, nell'altra ha certamente caratteristiche funzionali e formali che lo rendono facilmente commerciabile.   5 Premio “Signore & Signora” Annabelle Wu - University of Washington Vari sono stati i motivi ispiratori del progetto di Annabelle Wu: "Sir Sunday", una sorta di Charlie Chaplin sinteticamente disegnato a margine del suo blocco di appunti; il rossetto color cremisi che caratterizza i busti di donna disegnati da Chantal Thomass; i colori tradizionali della Rometti, rosso bianco e nero. Da questi motivi ispiratori Annabelle Wu ha tratto l'idea di una serie di tazze modulari con piattini. Le sei tazze con tre piattini che costituiscono le figure di uomo e di donna del progetto Signore & Signora costituiscono una giocosa e spiritosa proposta per bere diverse bevande a base di caffeina: il caffè espresso, il caffè americano, il cappuccino, il caffellatte. È molto divertente il modo come questo progetto abbia fuso insieme la cultura italiana e americana del caffè, attraverso l'interpretazione giocosa di due figure di uomo e di donna caratterizzate umoristicamente. I due ironici totem verticali costituti da tazze e piattini possono stare in bella vista in qualsiasi cucina o camera da pranzo che abbiano un'impronta giovane e frizzante.   Conclusa la cerimonia di premiazione del “Premio Rometti” si è proceduto all’inaugurazione della mostra “Epigoni e falsi di Rometti”   La mostra è stata illustrata in maniera brillante e dettagliata, anche con slide, dai curatori Giorgio Levi, Lorenzo Fiorucci e Marinella Caputo che ne hanno sottolineato l’importanza anche come stimolo alla prosecuzione degli studi attorno alla manifattura Rometti. Per l’amministrazione comunale è intervenuta l’assessore alla cultura Raffaela Violini che ha sottolineato l’importanza della mostra per la valorizzazione di un’eccellenza locale come le Ceramiche Rometti – Monini e la pubblicizzazione della galleria Rometti che raccoglie autentici capolavori dell’arte ceramica umbertidese nell’arco di quasi un secolo di attività. Il tema delle imitazioni della Rometti, che si sono susseguite nel periodo d’oro tra la fine degli anni Venti e la fine dei Trenta, appare infatti di primaria importanza per indagare un aspetto ancor oggi poco studiato e cioè la fortuna e la diffusione del gusto Rometti in Italia, oltre che per fare ordine in un contesto in cui è molto difficile ancor oggi individuare l’originalità della proposta di molte manifatture ceramiche. Tanto pervasivo è stato il successo della manifattura umbra che non è casuale che  numerosi pezzi degli epigoni, presenti in numerose collezioni, siano stati lungamente ed erroneamente attribuiti alla Rometti. In alcuni casi si è giunti anche a contraffare i marchi Rometti in opere degli epigoni. La mostra cerca dunque di ristabilire un parziale ordine e di allargare la conoscenza delle manifatture che tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta avevano come principale punto di riferimento la produzione di quella umbertidese. Attraverso un allestimento sincronico sono state accostate per un immediato raffronto visivo – qualitativo le opere della  Rometti con quelle di alcuni dei principali epigoni, oltre che alcuni disegni di Bini & Carmignani, quasi tutti datati e firmati, utili alla ricerca per definire con precisione date e modelli impiegati. La mostra sarà visitabile fino al 20 novembre presso la Galleria Rometti, dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30.  

24/09/2016 12:56:11

Cultura Anche Umbertide al ROCKIN 1000

Incontriamo due ragazzi umbertidesi: Simone Monaldi e Benedetta Tenaccioli, e Fabio Marinelli di Città di Castello, che lo scorso 24 luglio hanno partecipato ad una straordinaria manifestazione nella città di Cesena, tutta a base di rock: il “Rockin' 1000”. Al concerto da record, quest'anno alla sua seconda edizione, hanno preso parte più di mille musicisti, tra violinisti, batteristi, cantanti e suonatori di cornamusa, tutti uniti con l'intento di formare la band più grande del mondo, per suonare insieme 15 pezzi storici del rock. Dunque, Simone, partiamo da te. Sappiamo che sei un bravissimo violinista. Quale significato ha per te il violino? Quando è nata questa passione?«Il violino per me è musica, quindi vita. Per me suonare è una grande passione. Ho iniziato da piccolo, a otto anni, alla scuola di musica di San Francesco, qui a Umbertide, anche se poi a dodici anni ho interrotto. Ho ripreso solo in seguito. Devo dire che oggi come oggi, preferisco studiare da solo, piuttosto che andare a lezione da qualcuno. Sono una persona che ama le sfide.» Benedetta, cosa ti ha spinto a partecipare al “Rockin' 1000”?«Lo scorso anno, quando su Youtube ho visto il video della prima edizione, mi sono subito detta che se lo avessero rifatto, avrei voluto assolutamente partecipare. Così ad aprile di quest'anno ho inviato l'audizione e per fortuna mi hanno presa.» Raccontateci qualcosa in più di questo evento spettacolare. Cosa, e come è stato questo “Rockin' 1000”? «È stato un concerto straordinario, dove si sono esibite tutte insieme, ben quasi 1200 persone. C'erano musicisti non famosi, ma anche personaggi famosi, tra cui il chitarrista di Ligabue, Ballo, il bassista dei Lunapop, Cesareo, il chitarrista di Elio e le storie tese, il chitarrista dei Negrita, Saturnino, il bassista di Jovanotti, e  Raoul Casadei. Alcuni di loro hanno addirittura fatto le prove con noi, due ore prima dell'inizio del concerto. In poche parole... un'esperienza indimenticabile.» Hanno partecipato musicisti di tutte le età? «Sì. Il più piccolo aveva sette anni. Il più grande settantanove. E non solo di tutte le età. C'erano musicisti addirittura arrivati dal Messico. La cosa più bella è che si è creata una collaborazione quasi incredibile tra persone che non si erano mai viste prima.»Simone, se non erro, oltre a questa bellissima passione, svolgi anche un altro lavoro. Riesci a ritagliare con facilità del tempo per suonare? «Con un po' di sacrificio sì. Devo dire che mi dedico alla mia passione quasi esclusivamente nel fine settimana, ma faccio il possibile per riuscire a ritagliarmi un po' di tempo per la musica, che per me è importantissima. Qual'è secondo te, l'età più giusta per iniziare a studiare uno strumento? «Se c'è voglia di imparare e si fa con passione, non credo ci sia un'età giusta. Non è mai tardi per iniziare.»Tra tutte le persone che la circondano, chi l'apprezza maggiormente? «Probabilmente credo di essere apprezzato particolarmente dai miei amici e parenti perché sono quelli che più di tutti possono rendersi conto in prima persona di quanto io ami suonare. Senza esagerare, posso dire di vivere per la musica.» Hai mai provato a suonare all'estero?  «Sì, una volta anche all'estero. Io e Fabio abbiamo suonato a Nizza, circa tre o quattro anni fa. Era un concerto molto particolare, fatto di tutte colonne sonore, tra cui “Il Signore degli anelli".» Credi che il tuo talento sia giustamente riconosciuto o desidereresti farti  apprezzare di più? «Va bene così. Perché credo ci voglia anche rispetto per persone che hanno più potenziale, che studiano di più... e che magari non hanno avuto la fortuna che ho avuto io. Quindi sono già molto contento.» Benedetta, anche tu hai studiato canto qualche anno. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? «Sì! Ho iniziato a studiare canto quando facevo il quinto superiore. Per quanto riguarda il futuro, posso dire che già  con i ragazzi del “Rockin 1000” stiamo organizzando di formare una band. Quando ero lì in mezzo, quel giorno, mi sono resa conto più che mai che questo è quello che vorrò fare nella vita.» Tornando al “Rockin' 1000”, sapete com'è nata questa idea così geniale? «Tutto è nato un anno fa sempre a Cesena, da un'idea di Fabio Zaffagnini, quando mille musicisti arrivarono a convincere Dave Grohl e i Foo Fighters, grazie ad una cover suonata all’unisono della loro “Learn to Fly”, a suonare nella cittadina romagnola. Quest'anno è stato fatto un importante passo in più. È stata creato un concerto vero e proprio, appunto con la band più grande del mondo. Davvero un evento senza precedenti in Italia!» Qual'è l'emozione che questa esperienza vi ha lasciato e che porterete per sempre nel cuore? «Benedetta: Mi è piaciuto moltissimo l'inizio, quando si sono spente le luci ed è partita “Bittersweet Simphony”dei Verve. Appena sono partite le batterie il pubblico ha fatto un boato indimenticabile. Oltre a questo, però, la parte che mi ha suscitato maggiori emozioni è stata quando tutte le nostre voci  all'unisono, hanno cantato “Come Together” dei Beatles, la prima canzone che abbiamo provato. Duecentosettanta voci insieme. Quasi impossibile da credere. Simone: La parte che ho preferito è stata l'inizio. È stata un'emozione fortissima. Eri lì davanti, con dietro di te una bomba che non sapevi quando sarebbe esplosa. Fabio: Io dirò una cosa diversa. L'inizio è stato splendido, ma incredibilmente dico che ho preferito i momenti prima dell'entrata. La cosa stupenda di questo concerto è stato l'affiatamento e la complicità che si sono venuti a creare con persone mai viste prima. Siamo diventati davvero un'immensa famiglia unita da un comune denominatore: l'amore per la musica. Tra trent'anni ci vedreste ancora musicisti? E sopratutto partecipereste ancora al “Rockin 1000”, se ce ne fosse l'occasione?«Tutti:Sì, assolutamente! Tutta la vita!»

22/09/2016 18:59:57 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura » Mostre Umbertide: Inaugurazione della mostra ''Epigoni e falsi di Rometti''

In vista della riapertura del Museo Galleria Rometti, il Comune di Umbertide ha promosso la mostra “Epigoni e falsi di Rometti. La fortuna stilistica della manifattura umbra”, evento espositivo che verrà inaugurato venerdì 23 settembre, alle oer 17.00, finalizzato a promuovere il museo e contemporaneamente a  stimolare la prosecuzione degli studi attorno alla manifattura Rometti.  Il tema delle imitazioni di Rometti, che si sono susseguite nel periodo d’oro tra la fine degli anni Venti e la fine dei Trenta, appare infatti fondamentale per indagare un aspetto ancor oggi poco studiato e cioè la fortuna e la diffusione del gusto Rometti in Italia, oltre che per fare ordine in un contesto in cui è molto difficile ancor oggi individuare l’originalità della proposta di molte manifatture ceramiche. Le imitazioni su cui è incentrata la mostra riguardano la produzione più caratteristica della Rometti, quella dei vasi decorati a fasce orizzontali sfumate, con sovrapposti decori graffiti o dipinti, con temi che si rifanno alla iconografia della antichità, a soggetti di tipo rurale e marino, fino ad arrivare a temi legati alla retorica del fascismo. La Rometti, con le innovazioni stilistiche apportate da artisti del calibro di Dante Baldelli e Corrado Cagli e dal supporto di un nutrito gruppo di artigiani, fu in grado di catturare lo spirito dell’epoca e influenzarne il gusto, dettando il proprio stile che fece scuola per molte altre manifatture del tempo. Gli epigoni più importanti, Bini & Carmignani ed Ezio Nesti, sono fabbriche di San Giovanni alla Vena, una piccola frazione di Vicopisano, in provincia di Pisa. Malgrado la buona perizia di alcune delle loro ceramiche, la  qualità (materiali, tratto dei disegni) rimane decisamente inferiore rispetto a quella degli originali. Tuttavia le loro opere sono state a lungo considerate, pubblicate ed esposte come opere di Rometti. In particolare il marchio R.B.C. è stato oggetto di erronee interpretazioni  e scambiato per le iniziali di Rometti-Baldelli-Cagli. Solo recentemente, e grazie ad una approfondita ricerca storiografica documentaria, la sigla è stata correttamente ricondotta alla manifattura pisana Bini & Carmignani. Tanto pervasivo è stato il successo della manifattura umbra che non è casuale che  numerosi pezzi degli epigoni, presenti in numerose collezioni, siano stati lungamente ed erroneamente attribuiti alla Rometti. In alcuni casi si è giunti anche a contraffare i marchi Rometti in opere degli epigoni. La mostra cerca dunque di ristabilire un parziale ordine e di allargare la conoscenza della manifatture che tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta avevano come principale punto di riferimento la produzione della manifattura di Umbertide. Attraverso un allestimento sincronico sono accostate per un immediato raffronto visivo – qualitativo le opere di  Rometti con quelle di alcuni dei principali epigoni, oltre che alcuni disegni di Bini & Carmignani, quasi tutti datati e firmati, utili alla ricerca per definire con precisione date e modelli impiegati. La mostra, a cura di Marinella Caputo, Lorenzo Fiorucci e Giorgio Levi, sarà visitabile dal 23 settembre al 20 novembre presso la Galleria Rometti, dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30 e la domenica dalle 15.30 alle 18.30.      

22/09/2016 13:11:05

Cultura » Mostre Umbertide: Assegnazione della IV edizione del ''Premio Rometti''

A seguire verrà inaugurata la mostra “Epigoni e falsi di Rometti”, la fortuna stilistica della manifattura umbra    Il 23 settembre, alle ore 16.00, presso la Galleria delle Ceramiche Rometti (Fabbrica Moderna – piazza C. Marx) si assegna il IV Premio Rometti, concorso promosso dalla manifattura umbertidese in collaborazione con i più prestigiosi istituti di design e accademie di belle arti d'Italia e del mondo, con il patrocinio del Comune di Umbertide e il sostegno di Aimet. Quest'anno al concorso, che mira a promuovere l'innovazione e l'originalità nel campo dell'arte ceramica, hanno partecipato oltre 50 progetti presentati da altrettanti giovanissimi studenti; alla fine la giuria ha selezionato i sei migliori. Questi i nomi dei finalisti, tutti di età compresa tra 21 e 25 anni, provenienti da Roma, Milano, Parigi e Seattle: Delfina Scarpa, studentessa della Rufa di Roma, che ha presentato il progetto “Calle”; Beatrice Di Biagio e Natalia Koroneva, di origine russa, anch'esse studentesse della Rufa, con “Olè”; Simone Maggioni, dello Ied di Milano, che ha presentato “Scacco matto”; Sarah Belfer di Ensad Parigi con “Riflesso”; Annabelle Wu, studentessa taiwanese proveniente dall'Università di Seattle, con “Signore e Signora”. Sotto la supervisione del titolare delle Ceramiche Rometti Massimo Monini e del direttore artistico Jean – Christophe Clair e la guida delle mani esperte delle maestranze della manifattura, i giovani si sono cimentati nella principali tecniche di lavorazione della ceramica fino a dare forma e sostanza ai loro progetti che ora verranno ulteriormente valutati e premiati. Anche quest'anno quindi le Ceramiche Rometti sono riuscite ad aprire le porte ai giovani e alla loro straordinaria capacità di innovare, portando avanti quel progetto che, sin dalle origini, ha visto la manifattura ospitare già negli anni Venti e Trenta i più grandi artisti dell'epoca, da Corrado Cagli a Dante Baldelli e Mario Di Giacomo e che oggi continua a promuovere una forma d'arte improntata all'originalità e intrisa dell'abilità dei più noti designer internazionali contemporanei. La giuria, dopo aver valutato i lavori giunti in finale, assegnerà il IV Premio Rometti dando così al vincitore una borsa di studio e la possibilità di mettere in produzione il progetto vincitore. Per due settimane infatti gli studenti autori dei progetti finalisti selezionati da un'apposita giuria frequenteranno uno stage presso le Ceramiche Rometti, dove avranno la possibilità di “mettere le mani in pasta”, conoscere da vicino e sperimentare le tecniche di lavorazione della ceramica e dare concreta realizzazione ai loro progetti.   PROGRAMMA DELLA GIORNATA INAUGURALE   ORE 16.00 assegnazione IV edizione “Premio Rometti” 2016 riservato alle accademie internazionali di design, a cura di Massimo Monini. ORE 17.00 presentazione mostra “Epigoni e falsi di Rometti” con intervento dei curatori e organizzatori, saluto dell'assessore Raffaela Violini.    ORE 18.00 visita alla mostra ORE 19.00 visita alla manifattura Rometti in Via Canavelle, 5 – Umbertide, con cocktail in manifattura.

22/09/2016 12:36:33

Cultura C'era una volta...il lago dei cigni. Venti anni dopo.

Vent'anni. Due decenni di duro lavoro, di arte, di danza, di spettacoli. Era il 1996 quando Luca Bruni e Mario Ferrari, con la loro associazione culturale "Terra Nuova" diedero vita ad un progetto straordinario: "C'era una volta...un lago dei cigni". Non una semplice rivisitazione del classico di Cajkovskii ma un complesso spettacolo che univa, quasi per magia, danza contemporanea e teatro di strada. Cortili, piazze, o semplicemente slarghi divenerro un palcoscenico all'aria aperta, dove mettere in scena una vera e propria arte, sui trampoli. Già, perchè oltre ai costumi e le incredibili scenografie, la rivoluzione fu proprio questa: danzare sui trampoli. Il debutto del "Lago" avvenne a Lione, proprio nel 1996, e da allora è stato visto da oltre duecentomila spettatori ed è andato in scena in oltre 18 nazioni. Luca e Mario, oggi a capo della compagnia OPLAS, hanno deciso di celebrare i venti anni dal debutto del "Lago" raccogliendo in un libro tutta la storia. 140 pagine emozionanti in cui i due artisti si raccontano e raccontano la nascita della loro opera, con centinaia di foto che aiutano il lettore ad immergersi nella magica atmosfera della loro danza. Esaltante la prefazione di Ramona Premoto: Come si fa una rivoluzione? Bisogna saper sognare. E questa, signori, è una storia di combattenti. Quando mi è stato chiesto di scrivere la prefazione di questo libro mi sono subito chiesta: come posso introdurre un sogno diventato realtà? Con che parole lo si può spiegare? Ogni tentativo sembrava ridurne la bellezza. Allora ho subito pensato a cosa significasse per me il progetto Oplas. A cosa significasse per me come ex ballerina, come giornalista, come spettatrice. L'arte di Luca Bruni e Mario Ferrari è rivoluzione pura. E' una danza che e-duca, nel senso originario del termine, che "conduce fuori". Fuori dagli schemi preconfezionati, fuori dai luoghi fissi e dalle etichette. Questa compagnia ha preso per mano l'arte coreutica e l'ha portata in giro per il mondo, come si fa con una bella donna. Ha fatto sì che nell'arco di vent'anni ben diciotto nazioni diverse abbiano potuto ammirarne lo splendore. E così, tecnica nelle gambe e ideali incastrati tra i capelli, la danza si è fatta urbana per amoredel pubblico. Ciò di cui parlo nasce in Italia nel 1996 con il nome Terra Nuova, ed è subito innovazione. Una necessità si faceva bruciante: l'incontro vivo dell'artista con lo spettatore, fuori dal contesto limitante del teatro. Una scelta importante, mai vista prima d'ora, e che negli anni ha coinvolto corpo, mente e anima di tutti gli artisti della compagnia. Il risultato? Una rassegna di spettacoli poliedrici che scavalcano i limiti fisici. Antiche discipline si sono fuse per le strade del mondo a volte abbracciando la terra, a volte a due passi dal cielo. Tutto in comunione col tutto. Ma una rivoluzione, si sa, non è un letto di rose. Quando arriva è prepotente. Scardina, arde, cambia. Uscire fuori dalle regole per andare a incontrare un pubblico stanco è stato e continua ad essere un atto di grande coraggio in un panorama nazionale dove la danza purtroppo molto spesso è solo punte, riflettori e palcoscenico. Ciò che ho colto tra le righe di "C'era una volta ... un lago dei cigni" è che ragionare a compartimenti stagni ci fa galleggiare in superficie. E questo in qualsiasi ambito, non solo a passo di danza. L'arte come la vita ha bisogno di profondità, di commistioni, di quei sani scossoni che ci obbligano a metterei in discussione, ad abbandonare quella zona di comfort del "si è sempre fatto così ". Leggere questa storia vi porterà a cambiare sguardo. Ci scusiamo per l'inconveniente, ma questa signori miei è una rivoluzione! Il libro (edito da University Book di Umbertide), come il Reload dello spettacolo è stato presentato il 4 settembre durante la trentesima edizione del Todi Festival.

21/09/2016 12:49:32 Scritto da:

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