Notizie » Politica Guasticchi:''Bisogna bloccare la costruzione della Moschea ad Umbertide''

Dalla sua pagina facebook, il Vicepresidente dell'Assemblea Legislativa dell'Umbria, Marco Vinicio Guasticchi, riguardo la notizia diffusa durante la trasmissione televisiva di Rete 4 ''Dalla vostra parte'', che parla di presunti finanziamenti da parte del Qatar alla costruzione della moschea di Umbertide, afferma: ''Bisogna bloccare la costruzione della Moschea ad Umbertide, dopo le inquietanti notizie apprese dal tg4. La continua reticenza da parte dell'Imam umbertidese sull'origine dei finanziamenti utilizzati per la moschea oggi, se confermata la notizia data ieri dal tg4, chiarirebbe molti dubbi. Infatti in tale servizio si evidenzia che la moschea umbertidese sarebbe finanziata dal Qatar e quindi da uno stato che finanzia il terrorismo dell'ISIS e di Al Qaida. Una notizia sconvolgente, ma che confermerebbe i dubbi da sempre palesati dal sottoscritto e dai tanti umbertidesi iscritti o simpatizzanti del PD. Troppa disinvoltura da parte della vecchia amministrazione su questa vicenda. Ora il sindaco Locchi tuteli la sua comunità attivando tutte quelle prerogative che sono di sua competenza per evitare gli sconquassi che tale notizia, se confermata, potrà generare. Locchi, dopo aver verificato la veridicità della notizia, mi auguro si rivolga al Ministero degli Interni per trovare una soluzione definitiva che garantisca la nostra comunità''.

07/06/2017 20:46:45 Scritto da: Francesco Cucchiarini

Sport SABATO 10 GIUGNO QUARTA EDIZIONE DEL TORNEO ''PER SEMPRE NOI''

Riceviamo e pubblichiamo Giunge alla quarta edizione il torneo "Per sempre noi" organizzato dall'omonima associazione, sempre attiva con eventi di beneficenza nel nostro territorio. Negli ultimi anni, grazie ai ricavati dei loro eventi, i ragazzi dell'associazione hanno potuto sostenere l'AUCC di Umbertide, fare donazioni ai terremotati di Amatrice e Norcia, acquistare un defibrillatore da donare all'impianto sportivo USU e perfino collaborare con l'"Associazione Umbra No al Melanoma", offrendo gratuitamente più di 100 visite dermatologiche ad altrettanti cittadini. Quest'anno saranno 17 le squadre in gara, una in più rispetto agli altri anni, tante sono state le richieste di adesioni ricevute; saranno più di 170, quindi, i partecipanti al torneo, che si svolgerà sabato 10 giugno alle 15.45 presso l'impianto sportivo USU di Umbertide. Secondo il programma, la finale avrà luogo intorno alle 21.00, mentre alle 19.30 circa si rinnoverà la tradizionale "sfida" tra i pulcini delle società ASD TIBERIS e AGAPE 2000. Ma la grande novità di questa quarta edizione sta nella serata organizzata dai ragazzi dell'associazione: dalle 19.30, infatti, per chi vorrà, pizza "a la pala", grazie alla collaborazione de "I FANNULLONI" e dalle 21.30 concerto dei "ORO NERO ZUCCHERO FORNACIARI TRIBUTE BAND", a terminare una giornata di sport, divertimento e solidarietà. 

07/06/2017 10:34:50 Scritto da: Francesco Cucchiarini

Attualità » Primo piano Lo zucchero: dolce la vita, amara la salute

Negli ultimi anni si parla sempre di piu’ di fare attenzione al consumo di zucchero, all’indice glicemico degli alimenti, al valore della glicemia nel sangue e alla resistenza insulinica, cioè l’incapacita’ del nostro corpo a trasformare gli zuccheri. Questi elementi sono  indicatori di una condizione metabolica a rischio, di alterazioni fisiologiche che possono essere anticamera a malattie croniche quali il diabete, tumori ed altre malattie degenerative.  Vorrei parlare di una nuova pianta le cui attuali conoscenze scientifiche ci permettono di dire che è un valido alleato contro gli zuccheri: la Momordica charantia, una particolare uva rampicante proveniente dai paesi tropicali e sub tropicali. È uno dei frutti piu’ amari esistenti al mondo, chiamato anche “bitter melon”, è di origine asiatica e da sempre utilizzato nelle popolazioni indiane, africane sia nella cucina che nella medicina. Il frutto è ricco di vitamine (C;A;E;B e minerali). Contiene sostanze antiossidanti, antrachinoni, flavonoidi che lo rendono appunto un frutto molto amaro. Oggetto di molti studi la Momordica charantia  ha dimostrato di avere interessanti proprieta’ nella regolazione del metabolismo dei cardoidrati e nella successiva liberazione del glucosio. La struttura cristallina dell’estratto alcolico del frutto (la molecola charantina), avrebbe una struttura simile all’insulina bovina. L’estratto di  Momordica charantia che si utilizza negli integratori alimentari è ricavato dal succo del suo frutto, reso in polvere concentrato e titolato. Naturalmente lo zucchero non ha mai appertenuto alla nostra dieta, nell’evoluzione la molecola “glucosio” importatissima per il funzionamento energetico della cellula, era ricavata per glicolisi dal metabolismo di carboidrati o altri zuccheri complessi. Negli alimenti della dieta moderna, lo zucchero si trova dappertutto, anche nella maionese e nel sugo....nelle bibite dolcificate. Togliere lo zucchero aggiunto, aiuta ad eliminare kg di veleno al nostro corpo. Potremmo comunque utilizzare la momordica o altre piante equivalenti (gelso, garcina, galega) che sono alleate naturali contro l’eccesso di zucchero.  

06/06/2017 16:25:33 Scritto da: Eva Giacchè

Cultura SOTTOSOPRA: una onlus in Africa

di David Gonfia Davide è un uomo originario di Thyolo, località della “Southern region of Malawi”, attualmente e da diverso tempo residente in Italia e coordinatore di SottoSopra o.n.l.u.s. Ci racconta il suo vissuto, la partenza ed i risultati, le difficoltà e le soddisfazioni ottenute in questi anni. Assieme a lui ed alla sua esperienza ci addentriamo nel tema delle ONG, dei loro compiti e dei rapporti: nel suo caso, tra Africa e “Mondo Occidentale”. Come e quando nasce “Sottosopra”?  «Ebbe inizio tutto con un viaggio in Malawi nel 1987: prima di partire ci fu  donato un “budget”, se così vogliamo chiamarlo, di circa un milione di lire.  Ci fu chiesto di utilizzare questa “dote” al fine di renderla utile e fruibile materialmente alla comunità. Quel viaggio segnò probabilmente l’inizio di un progetto che negli anni a venire avrebbe acquistato “volume” ed un maggiore spazio vitale. La reazione del villaggio alla scoperta di questo nostro contributo fu contraddistinta da gioia e calore umano, tanto da trovare all’indomani della “scoperta” ragazzi già pronti a lavorare e rendere le loro idee realtà. Una volta rientrati in Italia,  attraverso una riflessione collettiva ragionammo sulla possibilità di costruire un qualcosa di duraturo e concreto per non rendere quel contributo un’azione isolata.Ci trovammo d’accordo: la prima cosa da fare fu coinvolgere altre persone oltre al nucleo iniziale, organizzammo così dei viaggi in Malawi a cadenza biennale nel tentativo di avvicinare nuove persone a tale realtà. Nel 2002 ci fu poi  un “upgrade”: da gruppo di amici, diventammo Associazione e ci registrammo come tale sia in Italia che in Malawi. Cominciammo così a lavorare per raccogliere maggiori fondi, in quanto andava a modificarsi la struttura e con lei cambiavano pure le necessità: le cose cominciavano a crescere e ad assumere una differente dimensione alla quale rapportarsi.» A distanza di oltre un decennio, quali gli obiettivi raggiunti? «Nell’ottica di obiettivi e risultati stiamo cominciando ora a raccogliere i primi frutti: un ragazzo si sta per laureare medico ed altri stanno per laurearsi in altri ambiti e discipline. Dal punto di vista strutturale stiamo assistendo a dei cambiamenti importanti: il villaggio fino a pochi anni fa era costituto da tetti in paglia e case in fango mentre ora vediamo la quasi totalità delle case in mattoni. Abbiamo portato corrente elettrica e e luce nelle case in zone nelle quali tale obiettivo si avvicinava ad utopia appena un decennio fa.» Quali sono le modalità di intervento di Sottosopra? «Dobbiamo innanzitutto renderci conto in che situazione verte un villaggio in Africa: c’è povertà estrema. Le modalità d’intervento sono rappresentate da alcune componenti fondamentali come educazione, acqua potabile, cure ed attività sportiva. Attuando queste modalità di intervento si può pensare ad un cambiamento, ma non si può pensare di provvedere ad una senza occuparsi dell’altra. Il nostro fund raising consiste in contributi esterni, eventi ed adozioni a distanza. Operiamo su un’area di 56 villaggi che conta 50.000 abitanti in queste zone e chiaramente la raccolta fondi è un elemento cardine delle nostre azioni. Nel nostro operato, inoltre, nulla risulta a nostro nome, doniamo infatti come SottoSopra un qualcosa alla comunità ed al governo, ma prima della donazione c’è un “agreement”, ovvero un accordo: “lo gestiste? Trovate medici?”. L’unica struttura la cui gestione è sostenuta economicamente da SottoSopra è l’asilo, la Yenda Nursery School.» All’interno di sottosopra si parla pure di crescita culturale, di formazione ed educazione. «Come dicevo in precedenza stiamo assistendo ora alle prime Lauree. L’ambizione è cercare di mantenerli nel luogo che li ha visti crescere sotto il profilo umano e scolastico, dare quindi continuità al progetto attraverso “fonti interne”.  Abbiamo anteposto la formazione alla costruzione: abbiamo ad esempio cercato  di formare figure professionali (ad esempio: idraulici, falegnami, ecc) competenti in grado di fronteggiare diversi compiti e situazioni.» Italia ed immigrazione, qualche parola a tale proposito? «Il problema dell’Occidente spesso consiste nella difformità di pensiero in relazione alle necessità, spesso si tratta di idee e questioni materialmente differenti. Esistono problemi di condivisione politica e religiosa ed economica che non vanno confusi: da una prospettiva italiana credo ci sia bisogno di una maggiore unione di intenti. La questione è troppo politicizzata, portata all’esasperazione e divisa tra due poli: il pro ed il contro, il bene ed il male a seconda di come la si veda. C’è l’urgenza di una riflessione culturale, una ridefinizione mentale delle prospettive.» Le conseguenze di un “blackout culturale” causato da Colonialismo e Tratta degli Schiavi, qualche pensiero a riguardo? «Ovvio e superfluo dire che privare un continente di forza lavoro e pensiero ha rallentato qualsiasi processo di crescita: l’Africa ha subito troppo e sta ancora subendo. Quei pochi che riescono ad emergere hanno una mentalità occidentale, sono stati privati della loro “anima culturale”, del loro background. “Africa”, ma cosa vuol dire essere africano se imitiamo l’Occidentale? L’assenza di cultura e di cultura africana rappresenta un problema enorme, tante volte sottovalutato, spesso ignorato.  Noi abbiamo 350 anni di blackout (Tratta degli Schiavi e Colonialismo n.d.r) dove l’Africano era selvaggio, non era nulla. Il 75% della terra del Malawi è tuttora in mano alle multinazionali: thè, tabacco, caffè e zucchero e macadamia, da Londra decidono il prezzo annuale, tu non hai potere contrattuale: le cose sono cambiate, ma quanto?» “Bisogna lavorare insieme e creare un sistema capace di stimolare una crescita culturale, disporre di mezzi per la comprensione della storia, utilizzare al meglio gli strumenti nelle nostre mani.”

06/06/2017 16:08:05 Scritto da: Eva Giacchè

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