Attualità » Primo piano Emanuele Filiberto di Savoia di nuovo cittadino umbertidese

Dopo una parentesi all'estero, il principe Emanuele Filiberto di Savoia questa mattina si è recato in municipio per registrare la sua residenza nel Comune di Umbertide. “Sono stato sempre umbertidese da quando sono rientrato in Italia - ha dichiarato Emanuele Filiberto - Umbertide è stata la mia prima e unica residenza in Italia e sono orgoglioso di appartenere a questa comunità”. Il principe ha colto l'occasione della sua visita in Comune per effettuare le pratiche burocratiche legate alla residenza per incontrare il sindaco Luca Carizia per un colloquio informale. “Qui mi sento a casa - ha detto Emanuele Filiberto - Nel 2005 ho acquistato e ristrutturato un casale. Produco vino e olio, e mi ci trovo bene. Sono sempre molto felice ogni volta che ho la possibilità di passare un po' di tempo, insieme a mia moglie e alle mie figlie, nelle campagne umbertidesi; provo un grande senso di pace. Gli umbertidesi sono delle persone straordinarie, molto gentili e disponibili. Incontro sempre tanta gente che saluta con amicizia e con affetto”. Successivamente, una delegazione di iscritti della sezione di Città di Castello dell'Associazione Nazionale Carabinieri ha regalato al principe Emanuele Filiberto una riproduzione delle Regie Patenti, promulgate da Vittorio Emanuele I, che segnarono la nascita, il 13 luglio 1814, dell'Arma dei Carabinieri.   

22/02/2019 17:35:05 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano La campionessa di tiro al volo Jessica Tosti ha incontrato gli alunni della 'Di VIttorio'

È stato un incontro emozionante quello tra gli alunni delle classi quarte e quinte della scuola Primaria “Giuseppe Di Vittorio” di Umbertide e Jessica Tosti, campionessa italiana di tiro al volo, in occasione del primo appuntamento legato al progetto “Campioni in cattedra” promosso dal Coni Umbria e accolto con entusiasmo dal II Circolo. La giovane atleta pluripremiata ha raccontato la sua esperienza sportiva fatta di perseveranza, preparazione e concentrazione, senza tralasciare i sacrifici e le difficoltà, perché raggiungere livelli così alti non è facile, ma quando l’amore e la passione per uno sport sono il motore propulsore tutto è possibile. “Quando si intraprende un percorso sportivo - ha detto Tosti ai bambini presenti- si devono porre degli obiettivi e ciò presuppone anche delle rinunce. Ho ripetuto un migliaio di volte lo stesso colpo per rompere il piattello alla perfezione, magari non sono andata alle feste a differenza dei miei coetanei, perché per me gli allenamenti e le gare erano più importanti”. Tosti non ha tralasciato nei suoi racconti le emozioni e le curiosità sulla sua vita, trasmettendo ai bambini la passione per questo sport e l’importanza di dedicarsi ad un’attività fisica: “Chi frequenta un ambiente sportivo conduce una vita sana che aiuta a maturare sotto tutti i punti di vista e nello stesso tempo si diverte. Inoltre la competizione gioca un ruolo importante nella crescita, sia quando si vince che quando si perde, anzi, le sconfitte insegnano molto di più”. Moltissimi sono stati gli interventi degli alunni che hanno dimostrato un grande interesse e hanno posto le loro domande alla campionessa, disponibilissima a rispondere e a ricambiare l’affetto dimostrato con cartoline autografate. All’evento, che si è tenuto nell’aula magna della Di Vittorio, erano presenti il delegato Coni di Perugia Roberto Sparnaccini, la vicepreside della scuola, Antonella Fortuna e l'assessore all'Istruzione del Comune di Umbertide, Alessandro Villarini. “La collaborazione tra istituzioni e scuola per promuovere lo sport è fondamentale – ha affermato l'assessore Villarini - Ringrazio il Coni Umbria per aver portato avanti anche quest’anno un importante progetto come 'Campioni in cattedra' e il Secondo Circolo per averlo abbracciato in pieno. Testimonianze dirette come quella di Jessica Tosti fanno apprendere in maniera perfetta alle nuove generazioni i principi e i valori veicolati dalle discipline sportive”. Questi i prossimi appuntamenti con “Campioni in cattedra”: il 28 febbraio alla scuola Primaria “Anna Frank” di Verna, il 14 marzo alla Primaria di Niccone e il 20 marzo alla Primaria di Lisciano Niccone.     

22/02/2019 17:27:12 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Al Campus 'Da Vinci' di Umbertide le prime Olimpiadi regionali di Debate

Giovedì 7 febbraio si sono svolte presso il Campus “Leonardo da Vinci” le prime Olimpiadi regionali di Debate. L’evento è stato organizzato dall'istituto superiore di Umbertide in qualità di scuola-polo regionale per la diffusione della metodologia Debate, in collaborazione con l'Ufficio scolastico regionale, al fine di selezionare la squadra che rappresenterà l'Umbria alle Olimpiadi nazionali di Debate, che si svolgeranno a Roma alla fine di marzo. Il Campus in questi anni si è fatto promotore di numerose iniziative formative per la diffusione della metodologia Debate, raccogliendo l’interesse e gli apprezzamenti di numerose scuole umbre. Grazie a questo prezioso lavoro, che ha visto una diffusione capillare e mirata del modello di Debate utilizzato per le Olimpiadi, è stato possibile organizzare la prima gara regionale a Umbertide. La gara ha visto la partecipazione di otto squadre, composte da quattro studenti ciascuna, in rappresentanza di altrettanti istituti delle provincie di Perugia e Terni. Oltre a quella del “Da Vinci”, si sono affrontate nel Debate le squadre del Franchetti–Salviani di Città di Castello, Iti Volta e Itet Capitini di Perugia, Liceo Properzio di Assisi, Ciuffelli–Einaudi di Todi, Licei Angeloni e Donatelli di Terni. La competizione si è svolta secondo le regole del modello “World schools debate”, di matrice anglosassone, che prevede, su un tema dato, l’alternarsi di interventi pro e contro da parte degli speaker di ciascuna squadra, con arringa finale. Le squadre si sono sfidate in un primo turno di dibattito, sul seguente tema preparato: “Il calendario scolastico dovrebbe essere rimodulato mantenendo gli attuali obblighi di legge, in modo da prevedere brevi pause, anziché una lunga pausa estiva”. L’abbinamento delle squadre delle singole scuole è avvenuto in maniera casuale, tramite estrazione a sorte, così come la posizione, pro o contro, che ciascuna squadra ha dovuto sostenere. In sostanza ogni squadra si è preparata sul tema, di cui ha ricevuto comunicazione 4 settimane prima della gara, non sapendo, fino a pochi minuti prima della gara, con quale squadra avrebbe dibattuto e quale tesi avrebbe dovuto sostenere. La squadra del Campus, composta dagli studenti Marco Avorio, Alessia Mitri, Gian Marco Polito e Omar Stollo, ha egregiamente difeso i colori della scuola, conseguendo un punteggio che le ha permesso di aggiudicarsi la prima posizione nella classifica, accedendo così, di diritto, alla finale, disputata con la squadra del Donatelli di Terni, seconda classificata. Le due squadre finaliste si sono sfidate su un tema dal titolo: “I cittadini dovrebbero superare un test di cultura politica generale prima di poter votare”, estratto a sorte in una terna di topic opportunamente selezionati. Gli studenti hanno avuto solo un’ora a disposizione per la preparazione del dibattito senza ausilio di materiale. La finale non ha mancato di “regalare” emozioni agli spettatori che hanno potuto apprezzare una straordinaria performance, dove entrambe squadre hanno dato prova di competenza e lealtà, al punto che arduo si è presentato il compito della giuria nel decretare la vittoria che, per pochissimi punti, è andata al liceo di Terni. Il giudice Fabrizio Tieri, proveniente dalla Toscana, vantando un’esperienza pluriennale nella valutazione del Debate, anche a livello internazionale, ha affermato che difficilmente nelle competizioni nazionali si vedono dibattiti di livello superiore a quello della nostra finale. Grande soddisfazione viene espressa dalla preside Franca Burzigotti la quale augura alla squadra vincitrice della gara regionale di ben rappresentare l’Umbria alle prossime Olimpiadi nazionali, complimentandosi con tutti gli studenti e i docenti che hanno partecipato alla giornata e creduto in questa avventura, che, pur al primo esperimento, ha avuto un bilancio più che positivo, aprendo la strada a numerose altre iniziative e confermando, ancora una volta, la competenza e la professionalità dei docenti del Campus. In particolare i complimenti per l'ottimo risultato conseguito vanno ai docenti del gruppo Debate, (Carmela Passarelli, Marco Marcucci, Carmen Nuzzaci, Gianluca Guiducci, coordinati da Vincenzo Genovese), che hanno curato l'intera organizzazione dell'evento e la preparazione degli alunni alle selezioni d'istituto e regionali. Ai ragazzi della squadra del Campus vanno le più vive congratulazioni per l'impegno profuso e il risultato ottenuto in un’attività al tempo stesso faticosa ma altamente formativa e di grande impatto in termini di competenze.    

19/02/2019 10:33:19 Scritto da: Eva Giacchè

Attualità » Primo piano Nicola Donti e il modo di sconfiggere il bullismo

Dal numero di gennaio/febbraio 2019 di Informazione Locale un'interessante intervista al Prof. Nicola Donti che ha tenuto una lezione alle scuole primarie di Montone sul tema del bullismo. L'iniziativa è stata sostenuta dalla sezione Soci Coop Centro Italia di Umbertide. di Fabrizio Ciocchetti   Parlare con i ragazzi è sempre e comunque un’esperienza e un arricchimento straordinario. Così ci ha detto il prof. Nicola Donti, che si occupa di formazione prevalentemente con gli adulti e che lavora  come docente universitario a contratto con la cattedra di Filosofia e Teoria dei linguaggi a Logopedia, il quale recentemente ha svolto formazione ai docenti universitari su come perfezionare la loro didattica  con un progetto del Miur per tutti i dipartimenti dell’Università di Perugia, e che è venuto a tenere una bellissima lezione anche a Montone, presso le scuole primarie e secondarie avente come tema centrale il bullismo. Un'operazione sostenuta dalla sezione Soci Coop Centro Italia di Umbertide. Inutile dire che Donti rappresenta il “top” per la materia e ha affascinato per il suo modo di porgere insegnanti ed alunni. Gli abbiamo rivolto alcune domande a cui ha gentilmente risposto e le proponiamo ai nostri lettori, sicuri che si tratta di un arricchimento importante per chiunque abbia a che fare con i giovani. Nella sua lezione ha parlato prevalentemente di Bullismo, che cos’è il bullismo e come fermalo? «Si tratta di un tema di attualità e come tutti i temi di attualità rischia di essere banalizzato. Se ne parla troppo e male. Io mi preoccupo sempre di far capire che l’unica barriera al bullismo resta l’esempio. Il bullismo inizia ed ha origine da quel Suv parcheggiato sopra il marciapiede. Se l’esempio che viene fornito dal mondo degli adulti è un esempio di arrogante prevaricazione, di furbizia invece che di intelligenza, inevitabilmente i bambini che sono “spugne”, subito apprenderanno e faranno altrettanto. Per questo nelle scuole parlo di esempi di bullismo che ci sono stati nella storia; in cui un bullismo è andato al potere e ha trasformato la nostra nazione in un coacervo di dittatori che hanno portato via la libertà a tutti gli uomini liberi (mi riferisco all’ascesa al potere del Fascismo che nel 1925 venne eletto democraticamente al governo). Chiunque di noi abbassa la guardia e comincia a dire “Me ne frego”, apre la strada al bullismo e alla dittatura dei piccoli cervelli.” Al “Me ne frego” fascista ha poi contrapposto quello che disse Don Lorenzo Milani, ovvero :“I care”,  mi interessa… Sì, sono veramente affezionato a questa figura che ho conosciuto attraverso i libri scritti dai suoi allievi. “Lettera a una professoressa” resta un caposaldo della mia carriera anche di formatore agli adulti. Don Milani disse “Mi interessa”, e lo disse anche in inglese : “I care”, a dimostrazione di una mente aperta e di una vocazione internazionale. Il compito di noi adulti oggi è di farli muovere dalla nostra terra e fargli vedere terre diverse. In questo modo diventeremo un popolo che integra». E ora saprebbe dare un piccolo aiuto agli insegnanti che si trovano davanti ad atti di bullismo? «Bisogna parlarne, parlarne sempre con il gruppo classe e poi chiedere che cosa hanno vissuto sia gli uni che gli altri: bullizzati e bulli. Chiedere quindi che cosa hanno vissuto sia gli uni che gli altri, cercando di argomentare quanto più possibile e investigare la componente emotiva, della mancata gestione della rabbia e violenza, cercando di far comprendere quanto l’esercizio della violenza sia una risposta sbagliata all’incapacità di comunicare e alimentando sempre e comunque il dialogo. Quest’ultimo è il deterrente più grande alla violenza. Agli insegnanti dico non di diventare psicologi, ma diventare esperti delle proprie emozioni come inseganti, avendo a che fare con i propri momenti di frustrazione, paura, impotenza. E imparare a gestire le proprie emozioni, dando così testimonianza di come si può fare insieme. Chiudo sempre le mie lezioni chiedendo una mobilitazione del gruppo : “ogni volta che qualcuno sarà offeso, picchiato, noi dovremo fare da scudo”. Non picchiare a nostra volta o cedere alla violenza, ma riuscire a mobilitare il gruppo a tutela a tutela e difesa di colui che viene bullizzato avrà fatto un lavoro straordinario». Qual è l’età migliore per parlare di bullismo? «Bisognerebbe parlarne già dalle elementari (così come fatto a Umbertide, Montone, Castiglion del Lago…). Non è mai troppo tardi per parlare di bullismo, ma bisognerebbe cominciare prima. Fin dalla prima elementare se ne deve parlare, per quello che è possibile che loro comprendano, perché l’accesso alla violenza resta la via, la scorciatoia che di solito viene utilizzata e viene appresa in tempo precoce. Freud diceva che i valori, gli elementi essenziali si apprendono fino a sette anni, dopo di che è troppo tardi, ma oggi, le neuroscienze stanno dimostrando che l’accesso no è sette anni, ma è tre anni». Quindi, già l’aria che i bambini respirano all’asilo è fondamentale per una crescita sana e libera dalla violenza?     «Certamente. L’aria che si respira nell’infanzia può essere già un’aria salubre o inquinata. C’è quindi una responsabilità grande delle famiglie che possono essere aiutate dagli insegnanti, in un’alleanza che deve essere quanto mai salda. E questo da subito! Prima si interviene e meglio è». Però, molte volte, gli insegnanti si trovano ad avere a che fare con dei genitori che sono i veri e propri “sindacalisti” dei loro figli, verso cui non accettano consigli  o rimproveri. E allora, che fare? «Mi rendo conto che il rapporto paternalistico che c’era un tempo, in cui il maestro o il professore era depositario della autorità e della verità non esiste più. Ma non credo che questo sia un male. Oggi, deve nascere una nuova forma di alleanza (perché la vecchia non era una alleanza, ma solo una sudditanza). Le famiglie non devono però invertire questo rapporto di potere e non devono difendere ad oltranza i propri figli anche in un comportamento scorretto. L’ideale sarebbe ristabilire un dialogo con le famiglie facendo capire ai genitori che temere sotto una campana di vetro i propri figli è il modo migliore per fargli del male. L’unico modo di insegnare un bambino ad allacciarsi le scarpe è comprargli delle scarpe con i lacci. La scuola insegna a fare i lacci, comprando scarpe con i lacci. Se le famiglie utilizzano scarpe con lo strappo, non impareranno mai ad allacciare le scarpe. Utilizzo questa metafora per dire che come allacciarsi le scarpe ha bisogno anche di un confronto con la frustrazione, la difficoltà, se noi togliamo quest’ultimo, noi non stiamo costruendo l’autonomia di questi ragazzi. Maria Montessori diceva: “I bambini ci chiedono una sola cosa: aiutami a fare da solo».

18/02/2019 18:42:38 Scritto da: Eva Giacchè

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