25 Aprile: l'intervento del Sindaco Locchi

 “Voglio innanzitutto ringraziare tutti voi che siete intervenuti, l’Anpi e le associazioni di combattenti, l’ Arma dei Carabinieri, l’onorevole Giampiero Giulietti, il prof. Fabrizio Bracco, il Vescovo Mons. Ceccobelli, i parroci per i quali oggi è una giornata importante in quanto questa mattina celebrerà la sua prima messa a Cristo Risorto Don Fabricio che ieri sera è stato ordinato presbitero a Gubbio. Ringrazio la Banda musicale cittadina e il maestro Galliano Cerrini, presente come sempre alle iniziative della nostra città, ma anche fuori dalle mura cittadine dove tiene alto il nome di Umbertide.

Come sempre per la nostra città la data odierna ha un doppio significato: bombardamento del 1944 e Anniversario della Liberazione, della Resistenza, giorno in cui si ricorda la resistenza dei partigiani che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si opposero al governo fascista di Mussolini e all'occupazione tedesca da parte dei nazisti di Hitler.

 

Il 25 aprile del 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale - che si era formato nel 1943 a Roma con lo scopo di contrastare il Nazismo tedesco e la sua occupazione in Italia - proclamò via radio l'insurrezione partigiana contro i nazifascisti e i loro presidi. La rivolta fu tale che i soldati tedeschi e quelli della Repubblica di Salò iniziarono a ritirarsi, soprattutto dalle grandi città del nord Italia, quali Milano e Torino, dove la popolazione si era unita alla rivolta dei partigiani.

La sera del 25 aprile, i partigiani occuparono la sede del giornale “Il Corriere della Sera” e usarono la sua tipografia per stampare i primi comunicati in cui si festeggiava un'Italia libera dalla dominazione straniera. Quella stessa sera, Mussolini abbandonò Milano per fuggire a Como, dove venne ucciso tre giorni dopo.

Dopo la liberazione d’Italia dai nazifascisti, i gruppi politici della Resistenza hanno ricostruito il nuovo Stato italiano. Un nuovo Stato basato sulla democrazia e sul rispetto delle libertà.

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione: ricordiamo oggi il sacrificio di tutti coloro che furono uccisi nella lotta di Liberazione dell'Italia dal nazifascismo: morti per garantirci i diritti democratici dei quali oggi godiamo. Se noi possiamo essere qui, liberi e uniti nel ricordare quel sacrificio, è perché ci fu la Resistenza che è la radice della nostra Repubblica.

Dalla Resistenza nacque la Costituzione: un patto tra uomini liberi volto a stabilire le regole fondanti della convivenza democratica, manifesto politico ispirato ai valori di solidarietà ed eguaglianza che della Resistenza costituivano l’anima. La Costituzione è figlia della Resistenza.

Gli ideali della Resistenza, intesi come aspirazione alla democrazia, alla giustizia sociale, alla libertà, ideali che coincisero con un mutamento istituzionale profondo, di portata epocale: la nascita della Repubblica di cui proprio quest’anno ricorre il 70° anniversario: il 2 giugno 1946, in occasione del referendum istituzionale gli italiani si trovarono a decidere tra Monarchia e Repubblica. La Repubblica vinse e dall’assemblea costituente eletta in quella stessa occasione nacque in seguito la Costituzione Repubblicana.

Valori che i padri costituenti della fondazione ci hanno tramandato, che ci hanno lasciato in eredità.

E noi oggi, come ci ha ricordato recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che cito testualmente, “dobbiamo avere il senso dell'eredità” e, dunque, di chi siamo, che deve sapersi tradurre, oggi, nell'assunzione di una nuova responsabilità, anzitutto nei confronti dei cittadini europei, ma anche del mondo che guarda l'Europa e che ha bisogno della civiltà europea. 
Lasciare senza risposte le migliaia di donne, uomini e bambini che fuggono da guerre, violenze, devastazioni e che oggi bussano alle porte dell'Europa, non è possibile.

L'inedita questione migratoria va affrontata con l'intelligenza del senso della realtà: tenendo insieme l'accoglienza di chi ha diritto d'asilo, l'integrazione di chi viene a lavorare nelle nostre società e così contribuisce al nostro benessere, la fermezza nel contrastare i trafficanti di uomini. 
Registrazione, asilo, ricollocazione e rimpatri per chi non ha diritto all'asilo si tengono insieme: non può esserci registrazione per quanto completa e scrupolosa che possa essere efficace senza effettiva ricollocazione e senza accordi di rimpatrio che soltanto l'Unione Europea può gestire proficuamente con i Paesi di origine.

A questa umanità in movimento, spesso resa schiava da vili mercanti, dobbiamo, in qualunque caso, dare risposte all'altezza dei nostri valori. Dobbiamo tutti impegnarci per realizzare efficaci programmi di aiuto per la pacificazione e per lo sviluppo dei Paesi da cui nascono i flussi migratori, sapendo che nessuna moltitudine di persone lascia il proprio Paese se può vivervi in pace e serenità.

I programmi di aiuto, concreti ed efficaci, per quei Paesi vanno posti in primo piano, sia perché è giusto sia per fermare all'origine i grandi flussi migratori ed evitare che divengano sempre più imponenti e ingovernabili.

Soltanto così si può vincere la grande sfida di civiltà a cui siamo chiamati. 
Non abbiamo un "piano B". Nessuno può realisticamente vantare un "piano B", fondato su una presunta via "nazionale" alla soluzione dei problemi che interpellano il nostro Continente.

Anzi, possiamo dire che laddove l'Europa ha mancato in solidarietà nell'accoglienza dei profughi, o nella sua politica estera, o in efficacia nel contrasto alle bande di estremisti assassini, questo è avvenuto per una carenza di Europa e non per un suo eccesso. Più Europa non vuol dire soltanto più solidarietà, ma anche più sicurezza. Questo va sottolineato rispetto alla realtà con cui confrontarci. Se si indebolisce il tessuto comune europeo, se si logora l'ideale di Unione, diventiamo tutti più vulnerabili.

Non basteranno i muri e le barriere a proteggerci, se l'Europa non farà passi avanti come progetto comune. Abbiamo lavorato settant'anni per abbattere i muri che dividevano l'Europa: non lasciamo che rinascano, creando diffidenze e tensioni pericolose laddove, al contrario, servono coesione e fiducia. Le barriere che dividessero l'Europa, sarebbero una zavorra che ne appesantirebbe il cammino.

E quindi tornare indietro da Schengen sarebbe un atto di autolesionismo per tutti, anche se risultati come le elezioni presidenziali in Austria dove ha trionfato al primo turno il candidato dell'estrema destra anti-immigrati, non ne favoriscono di certo la sopravvivenza.

L'Italia sente alto e forte, da sempre, il dovere di solidarietà nei confronti di chi giunge nel nostro Paese, coltivando l'aspirazione e la speranza verso una vita più sicura e un avvenire per sé e per i propri figli. Noi dobbiamo adoperarci affinché il nostro Paese continui a fare quanto necessario per assicurare ai rifugiati e a coloro che chiedono asilo un trattamento rispettoso dei diritti fondamentali e della dignità umana, richiedendo un sempre maggior contributo all'Unione Europea e alla comunità internazionale.

E anche noi qui da oltre trenta anni siamo sostenitori di questa politica: la politica della accoglienza, della integrazione, della coesione sociale. Valori storici, ma sempre attuali alla base di una moderna democrazia. La nostra città ha saputo valorizzare questi processi rappresentando un esempio di sana e costruttiva integrazione con un'azione corale che ci vede impegnati su tutti i fronti: scuola, sport, sociale, ecc.

E quindi non dobbiamo spaventarci di fronte alle novità, di fronte anche a questo nuovo fenomeno migratorio che nasce da cause mondiali e che durerà a lungo. Siamo in un periodo in cui masse enormi di persone si spostano, anche da un Continente all’altro, per sfuggire alle guerre o alla fame o, più semplicemente, alla ricerca di un futuro migliore. Donne, uomini e bambini: molti di questi muoiono annegati in mare (anche recentemente) ormai, purtroppo anche nell’indifferenza. Non ci si può illudere di fermare questo processo ma si può e si deve governare: a tutti i livelli, nazionale e locale, usando sempre le parole chiave che abbiamo ricevuto in eredità: integrazione sociale, conoscenza, coesione, libertà.

Anche perché larghissima parte degli immigrati rispetta le nostre leggi, lavora onestamente e con impegno, contribuisce al nostro benessere e anche al nostro sistema previdenziale, versando alle casse dello Stato soldi che servono per pagare anche le pensioni. Quegli immigrati che commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono. Quelli che sono pericolosi vanno espulsi.

Il 16 aprile ho partecipato ad Assisi al Meeting nazionale delle scuole per la pace, la fraternità e il dialogo, un meeting dedicato a Giulio Regeni, giovane ricercatore seviziato e assassinato in Egitto da mani impunite che continuano a spargere terrore e morte.

E quindi anche qui da questo palco in questa giornata particolare per la nostra città e per l'Italia intera si deve alzare un grido di verità e giustizia; una domanda legittima che esige risposta di fronte alla morte di un ragazzo impegnato che avrebbe potuto dare ancora tantissimo con la voglia tipica di conoscere, di capire, di pensare in grande, di essere parte attiva della società.

Il 15 e 16 aprile ad Assisi è stato una momento straordinario, una intensissima esperienza di pace. Erano presenti 5.500 partecipanti: bambini e bambine, ragazze e ragazzi, giovani studenti di ogni parte d’Italia. Ciascuno di loro ha portato i risultati di un anno di scuola in cui l’educazione alla cittadinanza globale ha voluto fare i conti con alcune delle sfide cruciali del nostro tempo come le guerre e le migrazioni e con i grandi temi dell’informazione, dell’ambiente, dell’economia, dei diritti umani, dei giovani, dell’Europa e del Mediterraneo.

Ad Assisi si è parlato di “pace a km 0”, nella propria scuola, quartiere, città. E' stata una grande lezione per tutti quelli che non sanno mai cosa fare per la pace.

Ecco, allora concludo ricordando quelli che a mio avviso sono i temi dominanti di questo 25 Aprile: senso dell'eredità che i nostri padri costituenti ci hanno lasciato e cioè assumersi le responsabilità che la situazione attuale impone, solidarietà nei confronti di chi viene nel nostro Paese, accoglienza, integrazione e coesione sociale e, come ci hanno ricordati i 5.500 partecipanti ad Assisi: pace.

Vi ringrazio tutti e vi auguro buon 25 Aprile.

Viva la Libertà

Viva la Democrazia

Viva la Pace

Viva Umbertide

Viva l’Italia!"

 

 


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