2 giugno: il comunicato III Marcia della pace, ''la memoria cammina con noi''

Riceviamo e pubblichiamo

Qualcuno ha detto che le commemorazioni devono essere superate e che bisogna guardare avanti e non restare nel rimpianto di un tempo passato.

Noi rispondiamo che solo conoscendo il passato e portandolo bene impresso nella nostra memoria potremo evitare di ricadere negli stessi errori. Non sempre nel mondo questo è accaduto, ed oggi rischia di non essere così nemmeno nella nostra Europa, nata da un’idea di pace

“la linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale.”

Queste parole scritte da Spinelli, Rossi e Coloni oggi più che mai sono attuali e ci dimostrano che in questi settanta anni abbiamo si avuto 70 anni di pace in Europa, ma che ancora l’Unità dell’Europa politica ha da venire, l’Europa che parla con la stessa voce prendendo posizioni condivise rispetto ai principi fondamentali che la sua carta dei diritti recita.

 

“PREAMBOLO

I popoli d'Europa, nel creare tra loro un'unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.

Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.”

In questo preambolo stanno tutte le carte costituzionali dei paesi europei e la nostra risplende in mezzo ad esse. Ma se le cose scritte allora noi non le teniamo sempre presenti, ogni volta ripartiamo da zero rifacendo inesorabilmente gli stessi errori, la storia nei secoli si è sempre ripetuta, l’unico mezzo per non far ripetere la storia, ma per scriverne una nuova è camminare insieme ad essa, studiarla e proseguire da dove si è fermato chi ci ha preceduto.

Ognuno nel mondo usufruisce delle conquiste tecnologiche che avanzano senza distinzione di razza, di credo politico, di religione e di sesso, ma nel mondo non si usufruisce nella stessa maniera delle conquiste civili che gli uomini fanno, c’è la globalizzazione delle scoperte, ma non c’è la globalizzazione delle conquiste civili e dei diritti. Questo perché studiamo tutti come funziona il motore di una macchina, ma non studiamo come si è arrivati alle conquiste dei diritti e perché.

Oggi noi ricordiamo come e perché si è arrivati ad avere una repubblica democratica ed ad ottenere un diritto di uguaglianza come il suffragio universale. Il voto alle donne in Italia è stata una marcia lunga e faticosa durata 85 anni e conclusa il 10 marzo 1946 con il voto alle prime elezioni amministrative a suffragio universale. In altre parti del mondo questa marcia non è conclusa o è da poco cominciata e noi dobbiamo contribuire ad aiutare quelle donne a realizzare la loro marcia.

Ma ci sono altre marce iniziate che hanno un camino difficile e pericoloso.

Le marce per i diritti umani uguali per tutti, le marce per una pace globale.

Noi pensavamo di aver sconfitto il razzismo e l’intransigenza con l’Art. 3 della nostra costituzione, ma non abbiamo studiato e non abbiamo camminato con la nostra costituzione ben impressa nella memoria, ed oggi questo articolo viene calpestato non una ma mille volte, da noi stessi e dall’Europa.

Da millenni andiamo predicando l’uguaglianza, il rispetto, la liberta, la fraternità, la pace, ma questo cammino sembra non finire mai, ogni volta ci troviamo a ridire le stesse cose, a lottare per gli stessi diritti mai conquistati ed a volte persi e da riconquistare. Il nostro impegno per una società giusta, libera e pacifica, deve riempire di significato queste parole anche con slogan, ed allora:

SI alla conoscenza, conoscerci aiuta a capire quanto siamo uguali.

SI al rispetto, rispettarci significa dare rispetto e pretenderlo.

SI alla libertà, essere liberi significa concedere le stesse libertà agli altri e non concedere quelle che ostacolano le libertà reciproche e pretendere la libertà.

Accanto ad un NO all’intransigenza, NO al razzismo, NO ad un mondo diviso, NO alla guerra continua sia di armi che di parole, mettiamo SI alla comprensione, SI all’uguaglianza, SI ad un mondo unito, diversificato, ma unito, SI alla pace ed al rispetto.

Vincere il male con il bene. Non è una sciocca utopia. È la via più concreta, costruttiva ed efficace per uscire dal circolo vizioso del male. Il male non conosce limiti né confini. L’illusione di poterlo sconfiggere con gli stessi mezzi alimenta una escalation di violenza senza fine, limiti e confini. Alla teoria della guerra infinita noi dobbiamo contrapporre la volontà di disertare la guerra ovvero la volontà di interrompere la spirale del terrore per non venire stritolati. Con lucida consapevolezza dobbiamo constatare che la violenza non risolve mai i problemi, ma li aggrava. Vincere il male con il bene richiede un lungo e impegnativo lavoro a tutti i livelli, esige una larga assunzione di responsabilità e la ricerca costante del bene comune. La violenza divide. La ricerca del bene comune unisce. La violenza paralizza. La ricerca del bene comune mobilita.

Quindi non dobbiamo mai smettere di mobilitarci anche quando pensiamo di aver raggiunto l’obiettivo, perché i diritti nella nostra testa, purtroppo, non sono come le conquiste tecnologiche, trovano posto, ma a volte vengo nascosti o peggio rimossi, dobbiamo mobilitarci e reagire.

Dobbiamo reagire non solo perché l'onda montante della violenza e della guerra è alle nostre porte. Non solo, perché fingere di non vedere è terribilmente pericoloso e irresponsabile. Non solo, perché siamo già coinvolti in tante, troppe guerre e traffici di armi.

Dobbiamo reagire perché la storia ci insegna che i conflitti alimentano spirali incontrollabili che ci riguardano tutti. Perché ci sentiamo parte della stessa famiglia umana e non possiamo permetterci più di vivere da egoisti e indifferenti. Perché vogliamo salvare la nostra umanità e realizzare il diritto di vivere in pace. Perché ci sentiamo responsabili gli uni degli altri e vogliamo cercare di proteggere chiunque sia vittima o minacciato di abuso o di violenza dovunque accada.

Per quanto complicata sia la situazione, per quanto piccoli siano gli strumenti a nostra disposizione ci rifiutiamo di arrenderci a questa realtà. Non possiamo e non vogliamo considerare questo mondo irreparabile.

Non ci può essere pace solo per qualcuno e miseria, fame e guerre per gli altri. Questo minaccerebbe anche la pace di chi pensa di averla conseguita per sempre" ha detto Mattarella. "A noi - ha aggiunto - spetta il compito di continuare, di allargare il sentiero della concordia dentro l'Unione Europea e ovunque l'Europa può far sentire la sua voce e sviluppare la sua iniziativa".

Ed a Noi Umbertidesi come a tutti i cittadini Europei spetta questo compito di continuare ad allargare il sentiero della concordia.

Lavoriamo tutti i giorni per non permettere alle parole dell’odio, di imprimersi nella nostra città.

 

Umbertide, 28 maggio 2016

 

Per informazioni e adesioni

Coordinamento per la pace comune di Umbertide

Piazza Matteotti n. 1 (06019) Umbertide - Perugia - tel. e Fax 075/9419212

Email : marciaperlapaceumbertide@gmail.com


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